Dopo 20 giorni di custodia cautelare in carcere, l’ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, torna libero. La Corte d’Appello di Parigi ha accolto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dell'ex Capo dello Stato e ha deciso di concedere a Sarkozy la libertà vigilata. Il tribunale parigino ha stabilito che non vi è «alcun rischio di occultamento di prove, pressioni o collusione».
«La detenzione continuata non è giustificata», ha stabilito il tribunale che ha disposto quindi la sorveglianza giudiziaria per l’ex presidente, incluso il divieto di lasciare la Francia. La Corte ha anche vietato all’ex presidente di avere contatti con il ministro della Giustizia, Ge’rald Darmanin, sottolineando la sua «capacità di influenzare diversi servizi statali» in quanto ex presidente.
Darmanin aveva visitato Sarkozy a fine ottobre, un incontro che aveva suscitato forti critiche in particolare da parte dei magistrati. Contattato dall’Afp l’entourage di Darmanin ha affermato che «il Ministro della Giustizia rispetta sempre le decisioni dei tribunali». Soddisfatti i legali dell’ex presidente, che annunciano battaglia sul processo d’appello che dovrebbe iniziare a primavera.
Collegato in aula da remoto dalla prigione de La Santè, Sarkozy è intervenuto brevemente durante l’udienza per difendere la sua posizione: «Non ho mai avuto l’idea o la folle intenzione di chiedere soldi al signor Gheddafi e non confesserò mai qualcosa che non ho fatto», ha detto l’ex Capo dello Stato.
«Non avrei mai immaginato di arrivare a 70 anni e di andare in prigione. È un calvario imposto, è dura, molto dura. Lascia il segno, è estenuante», ha aggiunto. «Sono consapevole della gravità delle accuse a mio carico, ma tre settimane al carcere de La Santè non cambieranno il mio atteggiamento. Sono francese, la mia famiglia è in Francia e rispetterò tutti gli obblighi che mi sono stati imposti», ha concluso Sarkozy, ringraziando «il personale penitenziario che ha dimostrato un’umanità eccezionale e che ha reso sopportabile questo incubo». All'udienza erano presenti oltre agli avvocati di Sarkozy, anche i figli e la moglie Carla Bruni.
Sarkozy era entrato nel carcere parigino de La Santè il 21 ottobre, dopo la condanna a cinque anni per associazione a delinquere, finalizzata a ottenere fondi dal regime dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi per la campagna elettorale presidenziale del 2007.
Il tribunale penale di Parigi lo aveva ritenuto colpevole di aver consapevolmente consentito ai suoi collaboratori di contattare Gheddafi per sollecitare finanziamenti clandestini alla sua corsa per l’Eliseo. L’arresto di Sarkozy è stato un unicum assoluto nella storia francese del dopoguerra e anche una prima assoluta per l’Unione Europea, dove nessun ex capo di Stato è mai finito dietro le sbarre.
Più che la condanna in sè, a destare stupore era stata la decisione dei giudici di stabilire il carcere per l’ex Capo dello Stato senza possibilità di appello. I magistrati avevano giustificato la misura con la «gravità eccezionale» dei reati. Sarkozy si era difeso negando le accuse e parlando di «odio» nei suoi confronti. (riproduzione riservata)