Nexi prova a frenare la caduta del titolo, travolto mercoledì 25 ottobre dal profit warning del competitor francese Worldline. Secondo quanto riportato da Reuters, la società di pagamenti guidata da Paolo Bertoluzzo avrebbe confermato l’outlook del 2023 in un call con gli analisti di Mediobanca Securities. In borsa il titolo ha chiuso la seduta in calo di oltre il 13% a 5,5 euro rispetto al -20% della mattinata. Perché tanta tensione sul sistema dei pagamenti digitali europei?
Le azioni di Worldline sono crollate mercoledì del 59,4% a 9,37 euro, bruciando oltre 3 miliardi di euro di valore di mercato, dopo che la società di pagamenti francese ha tagliato l’outlook sui ricavi, ultimo avvertimento in ordine di tempo di un gruppo fintech europeo. Worldline prevede ora una crescita organica del fatturato per il 2023 compresa tra il 6% e il 7%, in calo rispetto a una precedente previsione compresa tra l’8% e il 10%, mentre i ricavi del terzo trimestre hanno mancato le stime degli analisti.
Il crollo delle azioni di Worldline segue quello del concorrente Adyen NV (Olanda) ad agosto e arriva dopo il -72% segnato martedì del gruppo fintech CAB Payments Plc.
«I consumatori hanno iniziato a destinare una quota maggiore delle loro spese ai sistemi verticali (pagamenti digitali, ndr) non discrezionali piuttosto che a quelli discrezionali, incidendo sulla nostra crescita e redditività», ha spiegato Worldline in una nota, rilevando in particolare un rallentamento nel mercato tedesco. Questo significa che i clienti comprano sempre più beni di prima necessità piuttosto che quelli voluttuari (caratterizzati da prezzi e margini maggiori), un segnale concreto della frenata economica in Eurozona con i tassi ai massimi degli ultimi decenni. E un avvertimento per le società di Piazza Affari che hanno appena cominciato a pubblicare i conti del terzo trimestre (martedì quelli di Unicredit, mercoledì Italgas, in entrambi i casi oltre le stime degli analisti). Per contro, ieri Barclays ha rivisto al ribasso alcuni obiettivi di conto economico come il margine di interesse, agitando il settore bancario europeo.
Wordline ha poi aggiunto di aver interrotto i rapporti con alcuni commercianti i cui «costi associati e rischi potenziali» non corrispondono alla sua politica rigorosa di propensione al rischio alla luce di un aumento della criminalità informatica. «L’outlook ribassato è probabilmente peggiore di quanto molti si aspettassero e porterà ad un downgrade del consenso», ha scritto in una nota Pavan Daswani, analista di Citigroup.
Secondo gli analisti di Alphavalue, quello che ha sorpreso di più «è che la società prevede ora un margine operativo prima degli ammortamenti (OMDA) stagnante in termini assoluti per l'anno fiscale 2023, indicando un calo del margine di 150 punti base (-1,5%). Non prevediamo un miglioramento sostanziale prima della seconda metà del 2024».
Anche i bond dei due titoli hanno sofferto mercoledì 25 ottobre: Nexi 2,125% con scadenza 30/04/29, prezzo 81, rendimento 6,25%, ha ceduto 1,5 punti, mentre Worldline 4,125%, scadenza 12/09/28, prezzo 95,5, rendimento 5,2%, ha lasciato sul terreno 2,6 punti.
Sul listino italiano le azioni Nexi sono le più colpite dal profit warning di Worldline e, nel corso della seduta di mercoledì 25, hanno toccato il nuovo minimo storico a 5,2 euro. Si tratta di livelli ormai molto lontani dal prezzo di ipo (9 euro) e soprattutto dai massimi toccati nell'estate del 2021 quando il titolo aveva sfiorato i 19 euro.
L’annuncio della concorrente francese ha acceso insomma un faro su Nexi, già peraltro sotto osservazione da qualche tempo. Sul titolo pesavano infatti le criticità generali del settore paytech che, negli ultimi anni, ha conosciuto brusche inversioni di rotta.
In una prima fase ragioni congiunturali (politica monetaria espansiva), industriali (la spinta all'outsourcing delle divisioni acquiring delle banche) e tecnologiche (la progressiva ritirata del contante) avevano messo il turbo agli operatori, favoriti anche dal boom dei pagamenti digitali avvenuto nel corso della pandemia.
A metà del 2021 però il contesto è cambiato, soprattutto per l’inversione di tendenza delle banche centrali. Considerato l'alto livello di leva di molti operatori, l'aumento dei tassi ha fatto precipitare le valutazioni che non si sono più riprese. Da quel momento i multipli dei principali operatori sono scesi in picchiata.
Per Nexi criticità aggiuntive sono arrivate da alcuni segnali di debolezza della divisione merchant (cresciuta meno delle attese nel primo semestre) e soprattutto dal debito. Se una leva elevata è un tratto distintivo del paytech, specie in presenza di private equity, nel caso di Nexi alla fine di giugno il multiplo debito finanziario netto/ebitda si attestava a 3,2 volte per un’esposizione netta di 5,4 miliardi. Il management sta cercando di ridurre il fardello, come dimostra il trend degli ultimi trimestri, ma certamente per il mercato si tratta di un aspetto critico da monitorare.
Proprio la bassa valutazione della società (che annuncerà i risultati dei nove mesi il prossimo 8 novembre), ha riacceso negli ultimi giorni le speculazioni su una possibile offerta. Il principale indiziato è il fondo di private equity inglese Cvc, già attivo in Italia con Recordati, Genetic, Multiversity, Maticmind e Bip. L’investitore starebbe studiando da mesi il dossier anche se a breve non ci sarebbero blitz in vista. Alla finestra ci sarebbero anche Blackstone e il fondo canadese Brookfield.
Anche se nulla si è concretizzato, i rumor avevano messo il turbo al titolo, facendogli guadagnare il 16% in pochi giorni. Un recupero però completamente neutralizzato dalla caduta di mercoledì 25 che rende ancora più contendibile Nexi e che potrebbe riaccendere l’interesse dei pretendenti. (riproduzione riservata)