Dopo la stretta di mano tra il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Economia slovacco, Denisa Sakova, è arrivata quella tra la premier Giorgia Meloni e il primo ministro slovacco Robert Fico.
Un bilaterale di consolidamento si potrebbe definire quello che i due leader hanno avuto nel primo pomeriggio di martedì 3 giugno a Palazzo Chigi. E che ha preceduto quello di disgelo tra Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron.
I due capi di Stato, si legge in un comunicato stampa congiunto, hanno «valutato con favore la dinamica positiva della cooperazione bilaterale e l’interesse reciproco per il suo ulteriore approfondimento in settori quali l’automazione, le tecnologie innovative, le infrastrutture dei trasporti, l’energia rinnovabile e l’energia nucleare di nuova generazione».
Infatti se l’incontro al Mimit di gennaio era servito per trovare intese tra Italia e Slovacchia sulla politica industriale in europea, quello di ieri è servito a raccogliere i primi frutti della semina. È il caso di Snam che rinnova il MoU con Spp su gnl, stoccaggio e trasporto di gas. Ed è anche il caso di Newcleo e Javys, la società di stato slovacca che gestisce il combustibile nucleare nel Paese, che hanno firmato l’accordo per costituire il Centro di Sviluppo per l’Utilizzo del Combustibile Nucleare Esaurito come joint venture company.
La jv, di cui Javys deterrà il 51% e newcleo il 49% delle azioni, si concentrerà sullo sviluppo di un progetto per costruire quattro reattori Lfr-As-200 con una potenza totale di 800 MWe presso il sito Jaslovské Bohunice, parte del distretto industriale di Trnava. I reattori saranno alimentati da combustibile Mox, realizzato a partire dal combustibile nucleare esaurito slovacco estratto dalla flotta di reattori nucleari operanti nel paese.
L’obiettivo è infatti quello di riciclare il combustibile esaurito in congiunzione con l’impianto di produzione di Mox pianificato da newcleo in Francia e utilizzarlo per alimentare le unità slovacche chiudendo il ciclo del combustibile. Il tutto per un valore complessivo preliminare di oltre 3 miliardi di euro.
«Intendiamo rendere questo il modello di riferimento per operare in Paesi già dotati di reattori nucleari o combustibile esaurito per gestire in maniera sostenibile ciò che verrebbe altrimenti considerato un prodotto di scarto», ha dichiarato a MF-Milano Finanza, il ceo e fondatore di newcleo, Stefano Buono. «Si potrebbe cominciare da quei Paesi che hanno già una predisposizione a utilizzare il piombo, come il Belgio, la Svezia ed eventualmente la Romania. Ma va detto che non necessariamente il combustibile di un Paese deve essere impiegato nel territorio di origine: potrebbe essere spostato e utilizzato in altri luoghi, come l’Italia per esempio».
Per agevolare il tutto servirebbe una politica europea ad hoc per il nucleare «anche perché», ricorda Buono, «i Paesi che hanno aperto al nucleare erano zero tre anni fa e adesso sono saliti a 16». Secondo l’ad, dunque, l’Unione ha le condizioni per dotarsi di una «politica comune sia per il deposito geologico, considerando i volumi ne basterebbe anche uno solo al livello europeo, sia per il riciclo, magari in Francia, dove già esiste un hub del genere».
Intanto newcleo va avanti sui progetti, confermando gli obiettivi industriali: anche la Ipo prevista nel 2027. «Non sappiamo ancora dove ci quoteremo, l’Italia e la Francia sono due piazze interessanti. Ma le cose cambiano rapidamente. Un esempio in tal senso sono gli Stati Uniti, dove l’opzione del riciclaggio è stata appena messa sul tavolo da Trump, rendendo il mercato per noi più interessante». (riproduzione riservata)