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Il Pentagono Usa
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Negli Usa scoppia il caso sulle nuove regole Pentagono: compromettono la libertà di stampa

di Francesca Costantini (MF-Newswires)
15 ottobre 2025, 11:58 Ultimo aggiornamento: 12:01

L'amministrazione Trump sostiene che le nuove regole del Pentagono siano necessarie per la sicurezza nazionale, mentre i media contestano la limitazione della libertà di stampa e l'intimidazione verso i giornalisti

I principali media statunitensi hanno respinto la nuova politica del Pentagono che impedisce ai giornalisti di entrare nell'edificio a meno che non riportino esclusivamente informazioni ufficialmente autorizzate dal dipartimento della Difesa. Importanti testate giornalistiche, tra cui il New York Times, il Washington Post e la Cnn, hanno dichiarato che non accetteranno le nuove linee guida, sostenendo che potrebbero compromettere gravemente la libertà di stampa. I giornalisti che non firmeranno la politica entro le 17 ora di Washington (le 23 italiane) di oggi dovranno consegnare le proprie credenziali e abbandonare le strutture del Pentagono, ha affermato il dipartimento.

L'amministrazione Trump difende le restrizioni

Il segretario della Guerra Usa, Pete Hegseth, ha risposto alle reazioni negative di vari organi di informazione su X con l'emoji che saluta con la mano, suggerendo un addio. L'amministrazione Trump sostiene che i cambiamenti siano necessari per proteggere la sicurezza nazionale. «L'accesso al Pentagono è un privilegio, non un diritto», ha dichiarato Hegseth, aggiungendo che «alla stampa accreditata non sarà più consentito sollecitare atti criminali».

Il mese scorso è stato inviato ai giornalisti un documento che annunciava le modifiche, in cui si diceva che «le informazioni dovranno essere approvate per la divulgazione al pubblico da un funzionario autorizzato competente prima di essere diffuse, anche se non sono classificate».

L'associazione della stampa del Pentagono contesta la politica

La Pentagon Press Association ha affermato che la maggior parte dei suoi membri «sembra propensa a consegnare i propri distintivi piuttosto che riconoscere una politica che imbavaglia i dipendenti del Pentagono». «La politica trasmette un messaggio di intimidazione senza precedenti a tutti coloro che lavorano nel dipartimento della Difesa, mettendo in guardia contro qualsiasi interazione non autorizzata con la stampa e suggerendo persino che sia criminale parlare senza esplicito permesso, a che chiaramente non lo è», ha affermato l'associazione.

Oltre 100 membri dei media sono in possesso delle credenziali per coprire il Pentagono e per decenni i giornalisti muniti di tesserino identificativo hanno avuto accesso illimitato alle aree non classificate dell'edificio per incontrare i funzionari. Associated Press, Reuters, The Atlantic, The Wall Street Journal e Npr sono tra le importanti organizzazioni mediatiche con una presenza giornalistica al Pentagono che si sono rifiutate di firmare le nuove linee guida. Le principali reti televisive - Abc News, Cbs News, Cnn, Fox News Media e Nbc News - hanno affermato in una dichiarazione congiunta che le regole ostacolerebbero la capacità dei giornalisti di «tenere informati la Nazione e il mondo su importanti questioni di sicurezza nazionale».

Anche alcune organizzazioni giornalistiche di destra, tra cui il Washington Times e Newsmax, hanno dichiarato che i loro reporter non firmeranno la nuova politica. Il documento di 21 pagine stabilisce una serie di requisiti, tra cui la disposizione secondo cui il personale militare deve ottenere l'approvazione prima di condividere informazioni con i media, anche se non sono classificate. La politica stabilisce che chiedere al personale dell'agenzia di «commettere atti criminali» divulgando informazioni non autorizzate non è tutelato dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che garantisce la libertà di parola.

Le nuove regole e la sicurezza nazionale

Tecnicamente, ai giornalisti non è vietato riferire o pubblicare articoli sull'esercito statunitense utilizzando informazioni considerate non classificate. Ma potrebbero essere considerati «un rischio per la sicurezza» se divulgassero informazioni classificate o addirittura non classificate, secondo le nuove regole, senza l'autorizzazione del Pentagono. «La nostra politica è chiara: è severamente vietato indurre i militari del Dow (dipartimento della Guerra) e i civili a commettere crimini», ha affermato Sean Parnell, portavoce capo del Pentagono, spiegando che «la politica non chiede loro di accettare, ma solo di riconoscere che hanno compreso qual è la nostra politica».

Trump appoggia le restrizioni

Parlando ai giornalisti durante un incontro alla Casa Bianca ieri il presidente Usa, Donald Trump, ha appoggiato le nuove e restrittive regole del Pentagono sull'accesso della stampa. «La stampa è molto disonesta», ha dichiarato, aggiungendo che le restrizioni sono necessarie perché Hegseth «trova che la stampa sia molto destabilizzante. Penso che mi dà un po' fastidio avere soldati e persino generali di alto rango che vanno in giro con voi a portata di mano, che chiedete loro spiegazioni, perché possono commettere un errore e un errore può essere tragico». Nello stesso incontro, Hegseth ha definito le restrizioni «e di buon senso» pensate per proteggere le informazioni riservate e impedire ai giornalisti di aggirarsi per il Pentagono.

Precedenti restrizioni e controversie

Le norme sull'accesso della stampa in vigore al Pentagono prima di questa nuova politica limitavano già l'accesso alle aree riservate e ai materiali classificati. La nuova politica è l'ultima espansione delle restrizioni all'accesso della stampa sotto la guida di Hegseth, ex conduttore di Fox News che ha ribattezzato il dipartimento della Difesa come dipartimento della Guerra.

A maggio, i funzionari hanno rimosso gli spazi riservati al Pentagono per gli uffici di alcune testate, tra cui il New York Times, Nbc News, The Hill e Cnn. I posti sono stati invece assegnati al New York Post, One America News Network, Breitbart News Network, HuffPost News e altri. Hegseth è già stato oggetto di critiche per la sua gestione di informazioni sensibili, dopo che è stato rivelato che aveva condiviso dettagli sui bombardamenti in Yemen in una chat di gruppo a cui partecipava anche un giornalista a marzo. (riproduzione riservata)



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