La metaniera russa Arctic Metagaz – ai cui danni il ministero dei Trasporti di Mosca aveva denunciato un attacco nel Mediterraneo da droni marini ucraini partiti dalla Libia – è danneggiata e alla deriva senza equipaggio, si sta avvicinando alle acque italiane spinta dalle correnti. Nonostante la distruzione di una parete laterale di uno dei suoi quattro serbatoi di Gnl e la conseguente infiltrazione d'acqua, la nave (lunga 277 metri, avrebbe a bordo circa 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto) rimane a galla.
L’imbarcazione «si trova attualmente all’interno della zona SAR (Search and Rescue) maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento», si legge nella nota di Palazzo Chigi alla fine di una riunione tenuta venerdì 13 e presieduta dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Al vertice d’urgenza a Palazzo Chigi hanno partecipato il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano.
L’Italia ha inoltre «confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto». Non ci sarebbe, a quanto si apprende, il rischio inquinamento. Mezzi della Marina militare italiana - un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento - restano vicini al relitto alla deriva pronti a intervenire, nel tratto di mare fra le isole Pelagie e Malta, soltanto in caso d'emergenza. (riproduzione riservata)