Mps ha chiuso il terzo trimestre 2023 con ricavi per 953 milioni, oltre le attese del consenso Bloomberg per 911 milioni e un utile netto di 309,6 milioni, su attese di 179 milioni.
Nei nove mesi del 2023, la banca senese guidata dall’ad Luigi Lovaglio, ha messo a segno ricavi per 2,804 miliardi (+22,9% anno su anno) e profitti per 928,6 milioni che si confrontano con una perdita di 334,4 milioni un anno prima.
Il rapporto costi/ricavi si è attestato, al 30 settembre, al 48,4% dal 67,6% del 2022, il Cet 1 ratio al 16% dal 15,6% di un anno prima, con l’Npe ratio costante al 2,2%.
Mps ha alzato la guidance sull'utile del 2023, atteso ora sopra gli 1,1 miliardi di euro, grazie alla spinta del margine di interesse, con un Cet1 ratio atteso sopra il 17%.
Lo stacco di una cedola nella primavera del 2025 diventa sempre più un'ipotesi credibile per gli azionisti di Mps. L'ipotesi emerge dalle parole dell'amministratore
delegato, Luigi Lovaglio, che presenta agli analisti i conti del terzo trimestre. «Siamo bene organizzati per remunerare gli azionisti e anticipare il dividendo sull'utile 2024», spiega il manager riferendosi ai numeri del piano industriale presentato nel 2022 che sono stati resi tuttavia obsoleti dall'accelerazione degli utili prodotto dal rialzo dei tassi da parte della Bce.
«Mps – ha continuato Lovaglio nella conference con gli analisti - ha fatto progressi impressionanti negli ultimi 12 mesi e oggi presentiamo risultati solidi, che dimostrano il miglioramento del business. Siamo ora una delle migliori banche in Italia, con una capacità di essere redditizia in maniera sostenibile e di generare capitale in maniera organica trimestre su trimestre. Siamo solidi e ben equipaggiati per competere sul mercato», ha concluso il banchiere.
Mps non pagherà la tassa sugli extraprofitti, ma destinerà l'importo equivalente al rafforzamento del capitale. Il cda, spiega la banca, proporrà all’assemblea di «destinare a riserva di utili non distribuibili una somma non inferiore a 312,7 milioni di euro a livello di gruppo, quale opzione prevista dalla normativa sulla tassazione dei cosiddetti extra profitti».
A seguito della sentenza della Corte di Cassazione, che ha assolto gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni nel processo sui derivati, Mps ha declassato da possibile a remoto il rischio relativo ad alcuni procedimenti legali e richieste stragiudiziali.
Di conseguenza, spiega la banca, «l’ammontare complessivo di contenzioso e richieste stragiudiziali connessi alle informazioni finanziarie diffuse nel periodo 2008- 2015 si è sensibilmente ridotto, passando da 4,1 miliardi di euro di giugno a 2,9 miliardi di euro a settembre», pari quindi a 1,2 miliardi.
Peraltro, dall’11 ottobre scorso, «tutte le pretese stragiudiziali, notificate alla banca successivamente al 29 aprile 2018, in coerenza con quanto statuito
dalla sentenza della Corte di Cassazione nel procedimento 29634/14, sono da considerarsi prescritte», precisa la nota. (riproduzione riservata)