Le parole del presidente Usa Donald Trump sulla guerra in Ucraina, pronunciate con l’eco di un ultimatum, «pace entro 50 giorni o dazi al 100%», non hanno tardato a provocare reazioni, ma a Mosca non hanno affatto intimorito il Cremlino, che replica con l’intenzione di sminuire la portata dell’avvertimento. «Tanto fumo e poco arrosto», ha dichiarato Konstantin Kossacyov, vicepresidente della Duma, bollando l’intervento del tycoon come privo di concretezza.
In un messaggio pubblicato sul proprio canale Telegram, Kossacyov ha ironizzato sulle scadenze imposte dalla Casa Bianca: «In 50 giorni può cambiare tutto, dal campo di battaglia all’umore dei leader Nato e Usa». Il vicepresidente della Duma ha poi rilanciato un’accusa sempre più ricorrente nel discorso politico russo: l’Europa sarebbe finita prigioniera del proprio sostegno a Kiev, obbligata a versare miliardi per finanziare armamenti americani: «Gli europei dovranno sborsare e sborsare, il formaggio gratuito per loro era in una trappola per topi. C’è solo un beneficiario: il complesso militare-industriale degli Stati Uniti».
Ria Novosti, una delle tre agenzie di stampa statali, ha dedicato un articolo sarcastico alla «nuova svolta» americana sulla questione dell’invio delle armi in Ucraina, ironizzando sulla presunta perpetua indecisione di Washington: «Ieri le fornivano, oggi no, domani chissà». Una caricatura generata dall’intelligenza artificiale accompagna il servizio: un’immagine di Zio Sam con i tratti di Donald Trump, mentre imbraccia una pistola giocattolo da cui escono bolle di sapone dirette verso il Cremlino.
Secondo il racconto di Ria Novosti, la strategia russa in Ucraina, definita senza mezzi termini come «denazificazione», sta funzionando, mentre gli Stati Uniti non riuscirebbero a mantenere una linea coerente nel sostegno a Kiev. Tra i passaggi più provocatori, il riferimento ai dazi doganali che gli Usa avrebbero in mente di imporre a chi continuerà ad acquistare risorse energetiche russe. Una misura che Mosca liquida con sarcasmo: «I nostri principali acquirenti oggi sono India e Cina. Gli Stati Uniti intendono forse dichiarare guerra commerciale a due giganti mondiali?» (riproduzione riservata)