Mentre ieri l’indice Ftse Mib si muoveva sopra la parità, chiudendo in rialzo dello 0,71%, i titoli Mfe nel pomeriggio hanno preso il volo. Le azioni di categoria A (che danno diritto a un solo voto in assemblea) hanno guadagnato il 13,4% a 0,57 euro, quelle B (dieci voti) il 7,4% a 0,76 euro, attorno a 840 e 830 milioni di capitalizzazione. Con la scomparsa di Silvio Berlusconi si apre il nodo della successione in Fininvest, la holding di partecipazioni della famiglia, e il mercato sta scommettendo sul riassetto delle società, in attesa di sapere che cosa stabilisce il testamento.
Nel caso che il 61,2% di Fininvest posseduto da Silvio Berlusconi sia ripartito fra i cinque figli, il controllo passerebbe a Barbara, Eleonora e Luigi che hanno il 21,42% oltre che a Marina e Pier Silvio (7,65% ciascuno). La legge italiana stabilisce però che un terzo dell’eredità possa essere assegnato liberamente per via testamentaria. In questo caso il controllo di Fininvest potrebbe passare a Marina e Pier Silvio con Barbara, Eleonora e Luigi fermi al 45% circa della società. Gli analisti di Equita citano in tal senso un vecchio accordo che sarebbe stato siglato al momento della separazione con Veronica Lario, emerso da fonti di stampa, secondo cui la maggioranza di Fininvest passerebbe a Marina e Pier Silvio (entrambi operativi in Mondadori ed Mfe), mentre gli altri figli sarebbero stati compensati con somme di denaro.
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Fininvest oggi possiede il 41,5% delle azioni Mfe (35,1% delle azioni A e il 50,5% delle azioni B), grazie al voto multiplo e alle azioni proprie in Mfe ha circa il 50% dei diritti di voto. Il secondo azionista è Vivendi con una quota del 19,8% delle azioni e il 23,6% dei diritti di voto.
Un comunicato stampa di Fininvest sottolinea che le attività proseguiranno in una linea di continuità sotto ogni aspetto. Come ha scritto MF-Milano Finanza, Vivendi potrebbe essere disposta ad accettare un’offerta sulla rete Tim (+0,65% a 0,25% ieri) a valori inferiori a quelli richiesti «in cambio di un via libera da parte del governo a salire ancora in Mfe», scrive Equita. Secondo gli analisti, «il governo Meloni tuttavia sarebbe più intenzionato a ridimensionare il ruolo di Vivendi in Italia piuttosto che farlo crescere con l’acquisto di Mediaset».
Gli esperti ritengono che sarà importante verificare i nuovi assetti in Fininvest e «nel caso di un cambio di controllo rimane il tema del golden power». Il quale scatta anche nei confronti delle società europee se aumentano la quota all’interno di un’azienda strategica italiana nei settori delle tlc, media, finanziari e del credito. Dunque un potere di veto su Mediaset, laddove Vivendi lanciasse un take over, c’è. Equita osserva poi che potrebbe «accelerare il dossier Rai Way-Ei Towers per costituire un polo delle torri tlc, che permetterebbe di valorizzare Ei Towers in Mfe». Ei Towers tentò di lanciare un’opas su Raiway nel 2015, poi fu delistata tre anni più tardi. Ieri Rai Way è salita (+2% a 5,53 euro) fiutando una possibile operazione straordinaria.
Gli analisti di Intesa Sanpaolo ricordano che il 23,6% dei diritti di voto di Vivendi in Mfe (19% attraverso Simon Fiduciaria e il 4,6% direttamente) è legata all’accordo siglato nel maggio 2021 di cedere le quote nell’arco di cinque anni. Un’operazione che non è ancora partita a causa della performance debole del titolo. Considerando il piano di Mfe di creare un polo europeo dei contenuti, «il passaggio generazionale in Fininvest potrebbe rendere Mfe una preda», scrive Intesa. Se infatti «il 61% in mano a Silvio viene diviso fra i cinque figli, la famiglia rischia di diventare azionista di minoranza».
In Mondadori (+1,9% a 2,02 euro), dove Marina è presidente da tempo, secondo Intesa «ogni scenario è possibile, compreso il delisting del titolo considerato lo sconto con cui viaggia». (riproduzione riservata)