Dopo l’Antitrust italiano, su Meta AI si muove anche l’autorità europea. La Commissione Europea accusa la big tech di violare le regole sulla competizione e minaccia l’adozione di «misure provvisorie» in attesa della risposta di Meta e della conclusione dell’indagine sul caso.
Il problema è l’esclusione dei servizi di intelligenza artificiale dei competitor da WhatsApp che - secondo la Commissione - rischia di causare «un danno irreparabile» alla concorrenza. «I mercati dell’AI si stanno sviluppando a un ritmo rapido, quindi dobbiamo anche agire con rapidità. Per questo motivo stiamo valutando la possibilità di imporre rapidamente misure provvisorie a Meta, al fine di preservare l’accesso dei concorrenti a WhatsApp mentre l’indagine è in corso», sostiene Teresa Ribera, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue.
Il 15 ottobre 2025 Meta ha annunciato un aggiornamento dei termini di WhatsApp Business, vietando l’uso di assistenti AI di terze parti nell’applicazione. Di conseguenza, dal 15 gennaio 2026 l’unico assistente AI disponibile su WhatsApp è quello di Meta, Meta AI, riconoscibile dal simbolo del cerchio blu e viola in sovrimpressione.
A dicembre la Commissione Ue ha aperto un’indagine sul caso. Il riferimento normativo è l’articolo 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) che prevede l’adozione di misure provvisorie se sembra sussistere un abuso di posizione dominante che rischia di arrecare un danno grave e irreparabile alla concorrenza.
La Commissione ritiene che WhatsApp «sia un importante punto di accesso per consentire agli assistenti AI generici di raggiungere i consumatori». Di conseguenza «è urgente adottare misure cautelari» poiché «il comportamento di Meta rischia di creare ostacoli all’ingresso e all’espansione sul mercato e di emarginare in modo irreparabile i concorrenti più piccoli nel mercato degli assistenti di AI generici».
Sul caso si era già espresso l’Antitrust italiano. Il 23 dicembre 2025 l’authority guidata da Roberto Rustichelli ha proibito a Meta di estromettere dall’ecosistema WhatsApp gli altri sviluppatori di chatbot, sostenendo che ciò darebbe a Meta AI un vantaggio ingiusto.
Meta ha reagito cambiando le regole di accesso in Italia. I servizi di AI di terzi possono rimanere su WhatsApp, ma dal 16 febbraio 2026 dovranno pagare. Questo modello, ha fatto sapere la società, potrà essere replicato altrove, se emergessero limiti regolatori simili a quelli italiani.
Non si fa attendere la replica di Meta, che ribadisce la tesi già espressa davanti al Garante italiano: WhatsApp non è uno strumento così rilevante per raggiungere i clienti. «Esistono numerose opzioni di AI e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore», sostiene la società tramite un portavoce. «La logica della Commissione presuppone erroneamente che le API di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per i chatbot». (riproduzione riservata)