Dai dazi al rally dell’oro fino alle capitalizzazioni record dei titoli tecnologici. Il 2025 ha lasciato in eredità al 2026 cambiamenti profondi che hanno ridisegnato le dinamiche di mercato e i rapporti tra gli Stati. Gli esperti di Carmignac hanno individuato dieci numeri chiave che riassumono i principali mutamenti dell’anno appena concluso.
La prima cifra scelta da Carmignac sono i 500 miliardi di euro del piano annunciato dalla Germania per sostenere difesa e infrastrutture nei prossimi dieci anni. «Questo piano rappresenta il più grande cambio di rotta fiscale in Germania da una generazione», spiega Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac.
Il secondo numero è il 12,5% di aumento medio dei dazi statunitensi. Dopo mesi di incertezze, tariffe introdotte e poi sospese o modificate, gli analisti di Carmignac calcolano che questo sia l’incremento prodotto dalle politiche di Trump nel 2025. Una crescita del genere non si vedeva da 90 anni.
Nonostante le tensioni commerciali e geopolitiche, il 2025 è stato un anno molto positivo sui mercati azionali globali con rendimenti oltre il 20% per il terzo anno consecutivo. E il merito non è solo dei listini statunitensi, tradizionalmente più performanti di quelli europei. «I mercati emergenti, l’Europa e il Giappone hanno sovraperformato gli Stati Uniti, sia in valuta locale che in dollari statunitensi», sottolinea Thozet.
Ma il 2025 è stato anche l’anno dell’indebolimento del dollaro. Il biglietto verde – stima Carmignac – ha perso il 10% in termini ponderati per gli cambi commerciali, accusando cali che non si verificavano da tempo. «La flessione è stata accompagnata da forti oscillazioni dell’S&P 500, un fenomeno verificatosi solo quattro volte negli ultimi 50 anni», osserva l’esperto.
Sui mercati azionari il numero dell’anno è il record di Nvidia. Il colosso dei chip ha toccato una capitalizzazione di 5.000 miliardi di dollari a ottobre, tagliando un traguardo mai raggiunto prima. Questo risultato è stato conseguito «grazie agli ingenti investimenti in conto capitale legati all’AI che hanno influito sulle vendite del produttore di chip, in grado di mantenere margini superiori al 70%», spiega Thozet.
Da un record all’altro. Il 2025 è stato un anno da incorniciare anche per le quotazioni dell’oro. Il metallo prezioso ha guadagnato il 60%, chiudendo così il secondo miglior anno negli ultimi 50.
Passando al mercato obbligazionario, il 2025 ha visto la curva dei rendimenti statunitensi diventare sempre più ripida. Lo spread tra i T-bond biennali e quelli trentennali si è allargato di 70 punti come effetto dei timori sulla sostenibilità del debito. «Le scadenze a lungo termine hanno registrato un aumento in tutti i paesi sviluppati, trainate dalle prospettive di stimoli fiscali e/o monetari, dai deficit elevati, dalle prospettive incerte sull’inflazione e da un ciclo economico che sembra non avere fine», si legge nell’analisi di Carmignac.
I mercati del credito hanno generato rendimenti soprattutto grazie al carry, cioè il flusso di interessi incassato tenendo le obbligazioni in portafoglio più che grazie all’aumento del prezzo.
Se una materia prima (l’oro) sale, un’altra (il petrolio) scende. Nel 2025 il greggio è calato sotto i 60 dollari al barile. «Tale ribasso è imputabile all’abbondanza dell’offerta (aumento della produzione dell’Opec+), all’indebolimento della domanda e alle aspettative di distensione in Medio Oriente», spiega Thozet.
Infine, l’ultimo numero scelto da Carmignac è il tasso di disoccupazione in Italia, inferiore al 6%, ai minimi da oltre 15 anni. «L’economia italiana ha mostrato una buona tenuta, sostenuta non solo dai fondi del Pnrr, ma anche da solidi investimenti esteri e da una forte domanda interna. In tale contesto, i Btp hanno ampiamente sovraperformato i titoli europei comparabili», conclude l’esperto. (riproduzione riservata)