Non «se» ma «quanto». È questa la domanda a cui i mercati cercano una risposta in vista delle riunioni della Banca Centrale Europea (Bce) in calendario per giovedì 12 settembre e della Federal Reserve (Fed) statunitense il 18: salvo clamorosi cambi di scenario dell’ultimo minuto, le banche centrali taglieranno i tassi di interesse. «L’incognita principale riguarda l’entità del taglio della Fed, con i mercati che restano in attesa di capire se sarà di 25 o 50 punti base», sintetizza Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Intanto i segnali arrivati dai dati macroeconomici nella prima settimana di settembre sono contrastanti: negli Stati Uniti i nuovi posti di lavoro non agricoli sono stati inferiori alle attese ad agosto, ma i salari sono saliti più del previsto e le richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite. In più l’indice Ism, che registra l’andamento dell’attività economica, ha mostrato una contrazione della manifattura a fronte invece di un’espansione dei servizi. Messaggi appunto non univoci che da un lato alimentano le preoccupazioni sullo stato di salute dell’economia americana e dall’altro sostengono le aspettative di tagli dei tassi più incisivi.
Tutto ciò ha portato un certo nervosismo sui mercati, con le borse americane che hanno perso vigore (in una settimana l’S&P 500 ha ceduto oltre il 4%) e i listini europei, di riflesso, senza slancio (il Ftse Mib è sceso del 3,2% in cinque sedute). E che i timori siano in aumento, aggiunge Debach, si vede anche dal calo del rapporto tra rame e oro: «Il rame, associato alla crescita economica per il suo largo impiego nell’industria, sta sottoperformando rispetto all’oro, visto tradizionalmente come rifugio sicuro in tempi di incertezza», spiega l’analista. «Un rapporto rame-oro in calo come quello attuale suggerisce un rallentamento economico, una crescente avversione al rischio da parte degli investitori e preoccupazioni diffuse». Non va però dimenticato che il pil degli Usa è comunque aumentato del 3% nel secondo trimestre, mentre la crescita dell’Eurozona si è fermata allo 0,2%.
I tagli dei tassi avranno un impatto sui rendimenti delle obbligazioni, che scenderanno a loro volta. Tuttavia, secondo Wernhard Kublun, fixed income investment specialist di J. Safra Sarasin, i bond possono continuare a offrire valore agli investitori: «Mentre il mercato entra in un ciclo di riduzione dei tassi, le obbligazioni possono dare rendimenti interessanti sia per le plusvalenze, dovute all’aumento dei prezzi in seguito al calo dei rendimenti, sia per il flusso cedolare», sottolinea l’analista. «Inoltre, con l’avvicinarsi dell’inflazione agli obiettivi delle banche centrali, le obbligazioni dovrebbero tornare a fungere da copertura rispetto agli asset più rischiosi nei portafogli multi-asset. Le obbligazioni di alta qualità come i titoli di Stato, in particolare quelli con scadenze fino a 10 anni, e i segmenti a più alto rendimento come i mercati emergenti e il credito high yield potrebbero trarre vantaggio da questo contesto. Le obbligazioni high yield, ad esempio, offrono un solido profilo rischio-rendimento con un rendimento medio superiore al 7% annuo».
Ma il contesto attuale, con l’inflazione in discesa, la crescita che vacilla e le banche centrali proiettate verso una politica meno restrittiva, pone qualche interrogativo anche sul fronte azionario. «Uno scenario caratterizzato da economia in crescita, seppure in rallentamento, e tassi di interesse in contrazione non è necessariamente negativo per l’azionario», osserva Aldo Martinale, senior equity portfolio manager di Symphonia sgr. «Tuttavia l’incertezza sull’entità del rallentamento economico e sulla velocità di intervento delle banche centrali è destinata ad alimentare un sensibile aumento della volatilità. Riteniamo opportuno un atteggiamento un po’ più prudente, accompagnato da una buona diversificazione».
Inoltre l’allentamento della politica monetaria potrebbe innescare una rotazione settoriale. «Ci sono comparti azionari che presentano valutazioni relative attraenti e caratteristiche difensive premianti nell’attuale scenario, come healthcare, beni di consumo, utility, infrastrutture», aggiunge Martinale. «Per contro, è probabile che gli eccessi generati dalla forte concentrazione del rialzo nella prima parte dell’anno soprattutto nel comparto tecnologico vengano parzialmente corretti nei prossimi mesi».(riproduzione riservata)