Dolcetto o scherzetto? In una nota dai toni un po’ pungenti, dal titolo Banks - Black Friday scam, gli analisti di Mediobanca Research scrivono che, dopo «il Thanksgiving Day e il Black Friday, le autorità di regolamentazione italiane hanno appena pubblicato i nuovi requisiti in materia di O-SII (D-SIFI), ovvero i requisiti patrimoniali per le banche sistemiche a livello nazionale».
Banca d’Italia ha infatti identificato le istituzioni bancarie a rilevanza sistemica nazionale (O-SII) per il 2024 e definito l’apposita riserva di capitale che dovranno rispettare. La valutazione è stata effettuata sulla base delle indicazioni dell’EBA, tenendo in considerazione la metodologia Bce per quanto riguarda la valutazione sull’appropriatezza di capitale per le O-SII.
A questo si aggiunga che lunedì 27 novembre il Financial Stability Board (FSB) ha cancellato UniCredit dall'elenco delle banche di importanza sistemica globale. Il gruppo milanese era l'unico in Italia tra quelli ritenuti di rilevanza sistemica globale dal FSB.
Insieme a Unicredit, Credit Suisse è stato rimosso dall'elenco ed è stata aggiunta per la prima volta China's Bank of Communications, portando il numero totale di banche da 30 nel 2022 a 29. UBS ha fatto un balzo in avanti dopo aver rilevato all'inizio di quest'anno Credit Suisse nella prima fusione di due banche di importanza sistemica.
Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence Unit, «il capitale in eccesso pro forma di Unicredit potrebbe avvicinarsi a 700 punti base e consentire una certa flessibilità strategica, compresi rendimenti sul capitale nel biennio 2023-24 di oltre 13 miliardi di euro. Sono possibili anche ulteriori acquisizioni, a seguito del recente accordo con Alpha Services and Holdings».
Riguardo all’esclusione di Unicredit, alcuni esperti contattati da milanofinanza.it fanno presente che la decisione è coerente con la natura del suo modello di business fondato sulla semplificazione. E che comunque l’istituto è resiliente e presenta uno strutturale basso grado di rischio. Non si aspettano che l’estromissione avrà impatti sui ratio (Cet1 17,19%, Total Capital ratio 22,24%).
Ecco, in sostanza, come cambiano i requisiti delle banche italiane dopo la revisione di Bankitalia secondo la ricostruzione fatta da Equita Sim:
- Unicredit: 150 punti base per il 2024-25 dalla precedente indicazione di 100 punti base (Cet1 al 30 settembre del 16,3% pro forma, Srep 2023 al 9,21%);
- Intesa Sanpaolo: 125 punti base per il 2024-25 dalla precedente indicazione di 75 punti base (Crt1 al 30 settembre del 13,6%, Srep 2023 all'8,88%);
- Banco Bpm: 50 punti base per il 2024-25 dalla precedente indicazione di 25 punti base (Cet 1 al 30 settembre al 14,9% pro forma, Srep 2023 all'8,7%);
- Bper Banca: 12,5 punti base per il 2024 e 25 punti base per il 2025 (Cet1 al 30 settembre al 14,9%, Srep 2023 all'8,47%);
- Mediobanca: 12,5 punti base per il 2024 e 25 punti base per il 2025 (Cet del primo trimestre 2024 al 15,5%, Srep al 7,95%);
- ICCREA: 12,5 punti base per il 2024 e 25 punti base per il 2025 (Cet1 30 settembre al 20,8%, Srep 2023 all'8,58%).
Mps, ricorda Equita, invece non viene più considerata come istituzione a rilevanza sistemica nazionale. Alla luce della solida posizione patrimoniale delle banche italiane e dei buffer considerevoli rispetto al requisito SREP, «non riteniamo che l’incremento della riserva O-SII comporterà variazioni alle politiche distributive degli istituti», scrive la Sim milanese.
Due le sorprese che escono dal pacco dono, secondo Mediobanca: i requisiti minimi richiesti «stanno aumentando», inoltre Banca d’Italia ha «effettuato un rimpasto dei nomi interessati, con l'uscita di Mps e l'ingresso di Mediobanca, Iccrea e Bnl. Per Unicredit e Intesa Sanpaolo si prevede un’erosione di 50 punti base (circa 1,5 miliardi di euro ciascuna), 25 punti base nel caso di Banco Bpm e Bper Banca e un minor impatto invece di 25 punti base per Mps», scrivono gli analisti.
E quindi, aggiungono, «nessuna tragedia, ma nemmeno offerte speciali per il Black Friday!». Nonostante in base agli attuali livelli di solidità bancaria in capo al Cet1 l’impatto paia sopportabile, i requisiti richiesti ora a livello nazionale, ragiona Mediobanca Research, «non sono più trascurabili», hanno addirittura superato i «requisiti SIFI (legati alle banche sistemiche, ndr) globali nel caso di Unicredit».
Il ragionamento degli esperti poi prosegue, sottolineando che, «dopo lo spavento, seguito dall'elusione dell'imposta bancaria (sulle plusvalenze derivanti dall’aumento dei tassi, ndr), sembra che l'autorità di regolamentazione si stia accaparrando il capitale in eccesso distribuibile agli azionisti (un'erosione di 50 punti base del Cet 1 derivante dall'imminente piano di buyback di Intesa Sanpaolo che sarà annunciato con i risultati dell'anno fiscale 2023)».
Mediobanca Research conferma lunedì il giudizio outperform su Unicredit, Banco Bpm, Bper Banca, e neutral su Intesa Sanpaolo, Credem, Banca Popolare di Sondrio.
A prima vista, l’aumento dei requisiti di riserva a partire dallo Srep rappresenta «uno sviluppo positivo per gli investitori nel debito bancario, significa che le banche devono avere un Cet 1 più elevato», scrive Mediobanca. Tuttavia se gli istituti di credito decidessero di mantenere l’attuale politica di remunerazione degli azionisti composta da dividendi più buyback e decidessero di ridurre gli attuali cuscinetti sull’MDA, questo potrebbe inviare un segnale di mercato negativo agli investitori AT1», scrivono gli esperti. MDA sta per Importo Massimo Distribuibile (MDA) per le banche europee, rappresenta l'importo massimo disponibile per i pagamenti di dividendi, distribuzioni di cedole AT1 o remunerazioni variabili.
Mediobanca Research ritiene che i bond AT1 collocati «da Intesa Sanpaolo (attuale Cet1 Fully Loaded al 13,6%, MDA buffer di 480 punti base) probabilmente subiranno un impatto negativo, in particolare il nuovo ISPIM 9,125 Perp 29 (prezzo 105, rendimento 8%)». Inoltre ritengono che la banca milanese «annuncerà un buyback (per un ammontare di 50 punti base di Cet 1) nel quarto trimestre portando il Cet 1 al 13%. Ne approfittiamo anche per chiudere la preferenza al bond ISPIM 5.5 Perp 28 (prezzo 89, rendimento 8,7%)».
Gli analisti pensano poi che gli AT1 emessi da Unicredit «difficilmente subiranno un impatto significativo dato l’elevato rapporto Cet1 Fully Loaded (17,2%) e gli enormi cuscinetti sull’MDA (746 punti base)». Si aspettano poi che la banca potrebbe «non emettere AT1 nel prossimo futuro (e potrebbe semplicemente utilizzare il capitale per richiamare i suoi AT1 nei prossimi due anni)».
Gli esperti ritengono che la banca richiamerà il «bond Unicredit Usd 8 Perp 24 (call 24 giugno, prezzo attorno a 99) e potenzialmente non sostituirà né rifinanzierà questa obbligazione»
L'aumento dei requisiti di buffer su Banco Bpm «non è enorme (solo 25 punti base), rispetto al suo Cet1 Fully Loaded al 14,9% e al buffer MDA di 620 punti base» In tal senso, il bond emesso di recente Banco Bpm 9.5 Perp 28 si è «comportato molto bene ed è ora scambiato a 103,25, con un rendimento dell’8,6%».
Considerata la recente performance degli AT1 delle banche italiane, «potrebbe essere il momento di prendere profitto e passare agli AT1 emessi da altre banche dell'Eurozona che sono ancora scambiati con un rendimento superiore al 10%», concludono gli analisti. (riproduzione riservata)