Sembra si muova la diplomazia sul fronte mediorientale, tra nuovi segnali di dialogo tra Iran e Stati Uniti e iniziative parallele degli Usa per favorire altri negoziati nella regione. Secondo quanto riportato dai media iraniani, Teheran ha presentato una nuova proposta negoziale a Washington tramite mediatori pakistani.
«La Repubblica Islamica dell’Iran ha consegnato ieri sera (giovedì 30 aprile, ndr) al Pakistan, in qualità di mediatore nei colloqui con gli Stati Uniti, il testo della sua ultima proposta negoziale», ha riferito l’agenzia ufficiale Irna, senza fornire ulteriori dettagli sui contenuti.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la nuova proposta iraniana offre di discutere le condizioni di Teheran per l’apertura dello stretto di Hormuz contestualmente alle garanzie americane di porre fine agli attacchi e revocare il blocco dei porti iraniani. In precedenza l’Iran chiedeva la rimozione del blocco come precondizione per l’avvio dei negoziati.
La proposta prevede inoltre il confronto sul dossier nucleare iraniano in cambio di un allentamento delle sanzioni. L’Iran ha detto ai mediatori di essere pronto a trattare in Pakistan agli inizi della prossima settimana se Washington è aperta alla proposta. Il presidente americano, Donald Trump, ha fatto sapere di non essere «soddisfatto» dell’accordo che vuole fare l’Iran ma ha poi assicurato sul confronto: «Stiamo negoziando telefonicamente».
L’apertura al dialogo di Teheran arriva con condizioni precise. Il presidente della Corte Suprema iraniana, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, ha ribadito che l’Iran «non ha mai smesso di negoziare» con gli Stati Uniti. «Non vogliamo la guerra, ma non ne abbiamo paura. Se la nostra dignità sarà minacciata, combatteremo per difenderla», ha affermato, sottolineando che la diplomazia iraniana si basa su «logica e razionalità». Allo stesso tempo, Teheran esclude concessioni unilaterali: «Non accettiamo imposizioni», ha aggiunto.
Sul fronte dei mercati, le prospettive di dialogo hanno avuto un impatto immediato sul petrolio. I prezzi sono scesi dopo le indiscrezioni su contatti in corso tra Iran e Stati Uniti per una possibile intesa mediata dal Pakistan. Il greggio Wti ha perso oltre il 2% scendendo a 102,45 dollari al barile, mentre il Brent ha registrato un calo più contenuto dello 0,41% a 109,95 dollari.
Nel frattempo, negli Stati Uniti si apre anche un fronte interno legato alla gestione del conflitto. Il presidente Donald Trump si trova a dover affrontare la scadenza dei 60 giorni prevista dalla War Powers Resolution, la legge del 1973 che impone al presidente di ritirare le truppe entro tale termine in assenza di autorizzazione del Congresso.
L’amministrazione sostiene però che il cessate il fuoco raggiunto tre settimane fa abbia di fatto posto fine alle ostilità, rendendo non più applicabile il limite temporale. Secondo un funzionario della Casa Bianca, l’assenza di scontri diretti tra forze statunitensi e iraniane dal 7 aprile segnerebbe la conclusione delle ostilità iniziate il 28 febbraio. Un’interpretazione che, se confermata, consentirebbe all’esecutivo di evitare un passaggio parlamentare formale, mentre sul piano diplomatico continuano i tentativi di riaprire un canale stabile di negoziazione tra Washington e Teheran. (riproduzione riservata)