Le borse continuano a salire, infrangendo record dopo record, ignorando rischi geopolitici e pericoli concreti di nuove bolle speculative. Un trend che include anche asset difensivi come l’oro - la cui corsa ha superato per la prima volta i 4.000 dollari per oncia - e le cripto, con il bitcoin che nei giorni scorsi ha superato quota 125 mila dollari.
Mentre si moltiplicano gli allarmi sul possibile scoppio della bolla Ai, c’è chi va controcorrente e invita a restare investiti in asset reali, guardando la Cina con occhi nuovi. È il caso di Marco Mazzucchelli, presidente del multi-family office Secofind, che in un’intervista a Class Cnbc illustra la propria visione dei mercati.
Domanda. Come spiega che nonostante tensioni geopolitiche e macroeconomiche, molti mercati segnino nuovi massimi?
Risposta. È un paradosso apparente. Eventi come i dazi, l’attacco all’indipendenza della Fed, le escalation in Medio Oriente e Ucraina, l’impasse politica francese avrebbero giustificato ribassi dei corsi e forte volatilità. Al contrario gli indici azionari toccano di continuo nuovi massimi, il Treasury decennale è sceso dal 4,6% al 4,15%, mentre il cambio euro-dollaro si è stabilizzato in area 1,16 -1,17. Le spiegazioni più credibili sono due.
La prima è diretta conseguenza di 15 anni di quantitative easing: la svalutazione reale delle monete legali spinge inerzialmente al rialzo il valore nominale degli asset finanziari azionari misurati in quelle unità di conto. Infatti, se misurato in oro - unico vero asset «neutrale» - l’S&P 500 non appare così sopravvalutato.
La seconda spiegazione è secolare e riguarda l’innovazione tecnologica: grazie all’Ai stiamo assistendo a un punto di inflessione in tutti gli ambiti della ricerca applicata, con ricadute epocali in termini di produttività e qualità della vita. Questo spiega l’euforia sul Nasdaq e in generale i rialzi dei listini a maggior contenuto tecnologico.
D. Evoluzione tecnologica che vede gli Usa protagonisti. E la Cina?
R. Il nostro giudizio sull’economia cinese è spesso condizionato da pregiudizi. Negli ultimi 5 anni la Cina ha compiuto un cambio di passo radicale, colmando il gap tecnologico con gli Usa o addirittura superandoli, ad esempio con l’internalizzazione dell’intero ciclo produttivo dei microprocessori. Il nuovo Piano Quinquennale 2026-2030 segnerà la transizione definitiva dall’hard economy all’economia della conoscenza.
D. Quindi gli investimenti azionari in Cina sono ancora interessanti?
R. A mio avviso sì. Quest’anno i principali indici cinesi hanno registrato rialzi tra 20 e 25%, ma restano ancora lontani dai massimi del 2021. Considerata la generale sottoesposizione dei portafogli globali e la ritrovata fiducia dei risparmiatori domestici, il mercato cinese mi pare una delle migliori opportunità di investimento.
D. L’investitore Usa Paul Tudor Jones parla di scenario simile all’ottobre 1999, vigilia dello scoppio della bolla delle dot.com. Concorda?
R. La situazione è diversa rispetto a quella che portò allo scoppio della bolla internet, quindi, non dovremmo assistere agli estremi di quella parabola. È vero che i mercati hanno corso molto quest’anno e quindi potremmo assistere a un assestamento dello S&P tra 6.700 e 7.000 punti, ma si tratterà di una pausa contingente.
D. Quali asset privilegiare nel 2026 e oltre?
R. È imperativo rimanere investiti in asset reali per preservare il valore dei portafogli: quindi azioni, oro, materie prime e persino bitcoin per chi lo reputa (a mio avviso erroneamente) un proxy digitale dell’oro. E privilegiare i listini a maggior contenuto tech per partecipare al valore creato dalla rivoluzione della conoscenza.
D. Quanto alle cripto, che con il bitcoin hanno appena rivisto i massimi storici?
R. Pur comprendendo le virtù della blockchain, fatico a condividere l’entusiasmo per i token, salvo rare eccezioni più simili a schemi Ponzi legalizzati che a valute alternative. Il fatto stesso che si sia dovuti ricorrere alle stablecoin, altra definizione ingannevole, per facilitare il transito dalla finanza tradizionale alla crypto finance, dovrebbe suggerire estrema cautela nell’avventurarsi in quell’universo parallelo. (riproduzione riservata)