La parità tra uomini e donne è un principio sancito dalla Costituzione, ma la sua piena realizzazione resta una sfida ancora aperta. In occasione della Giornata internazionale della donna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affiancare alle leggi un cambiamento culturale profondo, a partire dall’educazione al rispetto.
«L’impegno di civiltà di consegnare la violenza di genere al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme e degli strumenti di tutela, ma soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, alimentata da pregiudizi e ignoranza», ha affermato il Capo dello Stato intervenendo al Quirinale per le celebrazioni dell’8 marzo. «Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola e negli ambienti di lavoro è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o essere lasciata sola».
Nel suo intervento Mattarella ha ricordato come il principio di uguaglianza tra uomini e donne sia scolpito nell’articolo 3 della Costituzione, che riconosce dignità e libertà come diritti fondamentali di ogni persona.
La conquista del voto femminile nel 1946, ha sottolineato il presidente, rappresentò una svolta decisiva nella storia italiana e aprì la strada a una stagione di riforme legislative che hanno progressivamente ampliato diritti e opportunità per le donne.
Tra queste Mattarella ha ricordato alcune tappe fondamentali: il divieto di sfruttamento della prostituzione nel 1958, la tutela delle lavoratrici madri del 1971, la riforma del diritto di famiglia del 1975 che sancì la parità tra coniugi, l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981 e la legge del 1996 che trasformò la violenza sessuale in reato contro la persona e non più contro la morale.
A queste si sono aggiunte negli anni più recenti le norme contro lo stalking, le misure per contrastare il femminicidio e gli interventi legislativi a sostegno della maternità e della conciliazione tra lavoro e vita familiare.
Secondo il presidente della Repubblica, la storia dell’emancipazione femminile coincide anche con la crescita della democrazia italiana. «Dal contributo di competenza e senso di responsabilità delle donne la Repubblica ha tratto vigore», ha affermato.
La presenza femminile nelle professioni e nelle istituzioni non rappresenta soltanto una questione di quote, ma il segno di una società che riconosce e valorizza tutte le energie di cui dispone. «La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l’equilibrio non è ancora alla pari», ha osservato Mattarella.
Negli ultimi decenni la presenza femminile ai vertici delle istituzioni è cresciuta significativamente. Oggi le donne ricoprono ruoli di primo piano nello Stato, dalla magistratura alla diplomazia, fino alla guida del governo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tuttavia il percorso è stato lungo: tra la prima donna sottosegretario nel 1951 e la prima ministra nel 1976 passarono venticinque anni. «La donna italiana è scienziata, imprenditrice, artista, magistrata, astronauta, campionessa, leader politica e sindacale; è ai vertici dello Stato. Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati!», ha aggiunto il Capo dello Stato.
Nel suo discorso Mattarella ha evidenziato anche il valore economico dell’inclusione femminile. «Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica», ha sottolineato.
Tutti gli indicatori, ha ricordato il presidente, dimostrano che la crescita dell’occupazione femminile contribuisce allo sviluppo economico e al miglioramento complessivo della qualità della vita.
Per questo è fondamentale promuovere politiche che favoriscano la formazione, l’accesso alla leadership e la partecipazione al lavoro, sostenendo allo stesso tempo la maternità senza penalizzazioni di carriera.
Non si tratta, ha concluso Mattarella, di valorizzare soltanto singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne che ogni giorno affrontano ostacoli legati al divario salariale, alla scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende e alle difficoltà di conciliare vita professionale e familiare.
«Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando alle donne non sarà più chiesto di adottare modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute le proprie capacità», ha affermato il presidente. Fino ad allora, ha avvertito, l’Italia continuerà a perdere «valori e opportunità per l’intera società». «Guardando al futuro, la nostra Repubblica deve continuare a valorizzare il ruolo delle donne, abbattendo gli ostacoli che tuttora ne limitano le potenzialità: il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro», ha concluso. (riproduzione riservata)