L’assessore all’Economia e alle Finanze della Regione Calabria Marcello Minenna, è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dal gup di Roma nel processo che lo vedeva imputato di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio per il licenziamento del dirigente e suo stretto collaboratore (era vice direttore della Segreteria del vicepresidente) all’Agenzia delle Dogane di cui era direttore generale, Alessandro Canali. L’assoluzione di Minenna arriva dopo che un primo giudice aveva respinto la richiesta di archiviazione disponendo l’imputazione coatta: nel frattempo il reato di abuso d’ufficio è stato abrogato dalla legge Nordio.
La vicenda risale al 2021: Canali aveva denunciato presunte irregolarità amministrative (cartellino non timbrato) commesse dalla compagna di Minenna, Patrizia Bosco, funzionaria all’interno della stessa Adm, venendo — a suo dire — per questo demansionato e poi licenziato senza motivi e preavviso. Minenna avrebbe agito in «violazione del principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione — riassumeva il capo d’imputazione — ovvero agendo per fini ritorsivi nei confronti di Canali omettendo di astenersi in presenza di un interesse personale in conflitto (la relazione affettiva, ndr)». Quanto al falso in atto pubblico, Minenna avrebbe addotto una determina direttoriale non ancora esistente per motivare l’ordine di servizio con cui disponeva «la riassegnazione con effetto immediato» del personale dell’ufficio di vice direzione di Canali a quello da lui stesso diretto, avvicinando così a sé Bosco.
La Procura di Roma aveva già chiesto l'archiviazione per Minenna, ma il gip ne aveva invece disposto l’imputazione coatta anche in ragione della sentenza del giudice del lavoro che nel novembre 2023 aveva dato ragione a Canali sull’ingiusto licenziamento e condannato le Dogane a risarcirlo con 330mila euro.
Per il Tribunale del lavoro non c’era però la prova della ritorsione nei confronti di Canali a causa delle sue denunce sui presunti favoritismi a Bosco, ma emergeva piuttosto «come la riorganizzazione degli uffici, che prevedesse la soppressione dell’ufficio del vicedirettore, fosse circostanza sconosciuta». In sostanza un licenziamento non motivato ma non imputabile a questioni personali. (riproduzione riservata)