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Manovra, Tria (ex ministro dell'Economia): giusto fare una legge di Bilancio prudente
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Manovra, Tria (ex ministro dell'Economia): giusto fare una legge di Bilancio prudente

31 ottobre 2025, 22:00

In un contesto internazionale instabile e dove il ritrovato equilibrio finanziario ha aumentato la fiducia dei mercati nell’Italia, ha precisato l’economista e giurista

La manovra 2026 siglata dal governo Meloni si muove nella giusta direzione: «È all’insegna della prudenza in un momento internazionale altamente instabile e in un Paese con il debito alle stelle ma che si è guadagnato fiducia e attrattività proprio con un ritrovato equilibrio delle sue finanze». Lo ha dichiarato a MF-Milano Finanza, Giovanni Tria, economista e giurista italiano, scelto per il ruolo di ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Conte I (giugno 2018-settembre 2019).
Il fatto che l’Italia abbia «accelerato il suo processo di uscita dal procedimento di infrazione Ue sul deficit - toccando il 3% già quest’anno in anticipo - e il cambiamento di atteggiamento dei mercati nei confronti del Paese sono la testimonianza che la scelta del governo è stata corretta». In particolare, la riduzione dello spread sotto gli 80 punti base ha abbassato «i tassi di interesse e quindi anche aumentato il valore dei titoli per i detentori del debito statale, tanto privati quanto banche».
Insomma, ha aggiunto Tria, «possiamo dire che la manovra 2026 è un presupposto della crescita anche se non sufficiente, in altri termini non possiamo parlare di una legge di bilancio per la crescita». D’altronde «sarebbe stata possibile una manovra espansiva ai danni della reputazione e della stabilità finanziaria dell’Italia?». Non in questo momento «in cui il contesto internazionale è smosso da dazi, statunitensi ed europei verso l’Asia, e conflitti geopolitici» e per di più non si può scordare «la sostanziale stagnazione dell’economia tedesca a cui l’Italia è molto legata».

L’Italia deve incrementare la produttività

Anche se nel medio-lungo termine invece la politica di bilancio, secondo Tria, può intervenire per «aiutare la produttività del Paese, per ora il tasso di crescita dell’Italia non è inferiore alla sua capacità di produrre, in altri termini non è un problema di domanda ma appunto di offerta». Come può intervenire nel medio termine la politica di bilancio? Cambiando, seppur gradualmente, «la composizione della spesa pubblica e delle entrate fiscali». Poi ovviamente, ha continuato Tria, servono più investimenti «che risentono dell’incertezza globale», ma soprattutto va risolto il problema atavico dell’Italia: «Non sappiamo spendere le risorse anche quando le abbiamo». Al Pnrr siamo al 44% del totale concordato a 10 anni dalla scadenza mentre i Fondi di coesione hanno toccato l’8%.

Serve una riforma della giustizia e una pa più efficiente

Per riuscire a rendere l’Italia attrattiva agli occhi degli investitori, sia esteri sia italiani, serve maggior «certezza del diritto, perché chi si impegna a versare dei capitali deve avere la garanzia che avrà un rendimento». Nello specifico, spiega Tria, da un lato serve la riforma della giustizia e dall’altro aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione. Nel dettaglio, «vanno cambiate le norme e la burocrazia che spesso vincolano la pa e serve un percorso di formazione tra i dirigenti pubblici, che ora hanno in prevalenza una preparazione tecnico-giuridica e non economica ingegneristica». È andata persa nel tempo «la capacità tecnica di progettazione della pa che per anni l’ha esternalizzata, creando ulteriori complicazioni tra gare e affidamento di incarichi, con la difficoltà anche di guidare le competenze esterne». Non a caso, ha concluso Tria, il Pnrr prevede delle correzioni in questa direzione. (riproduzione riservata)



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