Sicuramente sarà modificata la batosta ai dividendi inserita nella versione della manovra inviata al Senato in vista dell’inizio dell’iter parlamentare. Tra gli emendamenti di maggioranza e opposizione ci sono infatti diverse proposte per ridimensionare se non eliminare l’articolo 18 che prevede l’aumento al 24%, dall’attuale 1,2%, della tassazione sulle cedole per le società con partecipazioni inferiori al 10%. Lo confermano fonti parlamentari di maggioranza a MF-Milano Finanza.
Si spazia dalla richiesta di escludere dalla doppia tassazione gli investimenti di lungo periodo (quindi non speculativi) fino al tentativo di tutelare almeno le società quotate dal rincaro delle imposte sulle cedole infra-gruppo. Ma c’è anche l’ipotesi presentata da forze di maggioranza - e raccontata da questo giornale - di introdurre una tassa a sconto (dal 26% al 12,5%) per gli italiani che decidano di rivalutare i loro lingotti, monete da collezione e placchette detenuti, stimati in un valore compreso tra 133 e 166 miliardi di euro. Così da far emergere il valore reale dell’oro da investimento degli italiani nonché superare gli ostacoli alla sua cessione utilizzando canali ufficiali, e di portare quasi 2 miliardi di gettito all’erario. Quindi circa il doppio rispetto al miliardo necessario a cancellare la norma sui dividendi.
Ancora però è difficile individuare quale opzione sarà attuabile tra quelle sul tavolo, non solo perché la scadenza per presentare gli emendamenti alla manovra è venerdì 14 novembre - quindi resta qualche giorno per metterli a punto - ma soprattutto perché tutte le modifiche al ddl Bilancio dovranno avvenire a saldo zero. Quindi tra i 400 emendamenti segnalati alla manovra, stabiliti dall’Ufficio di presidenza della commissione Bilancio del Senato, sarà un gioco di incastri ed equilibri. Con l’obiettivo di far partire il voto in commissione Bilancio di Palazzo Madama il 3 dicembre così da portare il provvedimento in Aula lunedì 15 dicembre.
Entrando nello specifico degli emendamenti in via di perfezionamento dalle forze di maggioranza, Fratelli d’Italia, il partito guidato dalla premier Giorgia Meloni, sarebbe l’autore del 50% degli emendamenti che presenterà tutta la maggioranza nel complesso. Pur non perdendo occasione di ricordare che tutte le modifiche saranno valutate nel recinto irremovibile dei 18,7 miliardi di coperture stabilite in precedenza.
La Lega rilancia la richiesta di allargare ampliare il raggio della rottamazione quinquies: al momento rientrano nell’agevolazione le cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2023 ma solo per chi ha compilato la dichiarazione dei redditi. A questo si aggiunge la proposta di allargare la platea coinvolgendo anche chi ha degli accertamenti in corso.
Il Carroccio e Forza Italia fanno fronte unico nel tentativo di riuscire a concedere aumenti e nuove assunzioni alle forze dell’Ordine e di eliminare l’aumento della cedolare secca al 26% sugli affitti brevi anche della prima casa di proprietà se affidata a intermediari o a piattaforme online per metterle sul mercato. Per Noi Moderati, come ha raccontato a MF-Milano Finanza, il leader Maurizio Lupi, si dovrebbero inoltre abbassare al 15% le tasse sugli affitti a lungo termine.
Il partito azzurro, guidato da Antonio Tajani, ha invece levato per primo gli scudi contro la tassazione sui dividendi delle società - rappresentano di fatto una doppia tassazione - e dopo 20 anni rompe il tetto massimo imponibile sistemico fissato al 44%, toccando quota 57,23% per singola partecipazione. Dal canto suo, FdI sottolinea che serve aggiustare la norma, pur nei limiti della direttiva Ue madre-figlia, per evitare di disincentivare gli investimenti - esteri e non - in Italia. Forza Italia inoltre chiede di escludere dall’aumento Irap del 2% le holding industriali, non finanziarie, come quelle dell’automotive o della logistica.
A proposito di imprese, il governo sta cercando di capire come ascoltare anche Confindustria, sempre con il vincolo della spesa. Sta valutando, in particolare, la possibilità di far intervenire il divieto di compensazione tra bonus fiscali e debiti contributivi solo a partire dai nuovi crediti, ad esempio quelli che matureranno da luglio 2026. (riproduzione riservata)