A giorni alterni esponenti della maggioranza (e anche qualcuno dell’opposizione) ripropongono l’esigenza di un contributo del settore bancario configurabile in vario modo - partendo quasi sempre dalle Dta - alla prossima legge di bilancio.
A poco a poco, da quello che era il «pizzicotto» da dare alle banche - secondo la versione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che però guardava innanzitutto al finanziamento di famiglie e imprese - si è passati alle risorse che, in chiave di solidarietà, bisognerebbe mettere a disposizione della costruzione della predetta legge.
Ne è scaturito un dibattito nel quale tutti o quasi si sono dichiarati contrari alla tassazione dei cosiddetti extra profitti del settore, ma molti stanno tuttavia progettando soluzioni alternative. In questo quadro appare come un capolavoro diplomatico e di forma, per il suo inespresso significato però facilmente percepibile, il comunicato dell’Abi emesso al termine della riunione del Comitato esecutivo di mercoledì scorso.
L’associazione ribadisce l’impegno di solidarietà al bilancio dello Stato, ma precisa di riferirsi alle soluzioni concordate nello scorso anno per il 2025 e il 2026 e poi conferisce una delega al dg Marco Elio Rottigni per eventuali contatti in proposito. Intelligenti, pauca.
In sostanza, il Comitato esecutivo, con la presidenza di Antonio Patuelli, ricorda che il settore «ha già dato», ma lo fa in punta di penna, come colui che tiene a ribadire il brocardo pacta sunt servanda, ma non può chiudere tutte le porte pur sottolineando solo l’eventualità che esse vengano effettivamente aperte.
Senza voler insistere nell’esegesi del testo, si tratta chiaramente di un’impostazione che si prepara, senza per ora arretrare, a un rapporto che si potrebbe definire «negoziale».
È comunque da ritenere scontato che nella riunione in questione la materia sia stata approfonditamente vagliata. Ora comunque le parti a vario titolo coinvolte o coinvolgibili sull’argomento nobilitato come «contributo» si sono espresse, quando necessario con le prudenze tattiche occorrenti.
Come abbiamo scritto altre volte, questo argomento non può diventare l’annuale fissa ricorrenza autunnale che si celebra con i medesimi passaggi anche se dopo aver negato che si intende tassare gli extra profitti, ma magari soltanto far leva sulla solidarietà.
A questo punto, occorrerebbe un segnale di netto cambiamento. Si facciano gli incontri opportuni, a cominciare dal governo, che farebbe bene a richiedere preventivamente un contributo tecnico a Banca d’Italia, con l’Abi e le altre parti sociali, muovendo dal presupposto che comunque l’anno in corso e il prossimo sono già coperti, come si è detto, dall’asserito contributo.
Si valuti, quindi, se e in quale modo il ruolo del settore, senza venir meno alla sua autonomia e quindi all’esclusione di ogni dirigismo, possa essere di particolare aiuto alla crescita e all’occupazione.
Un patto tra governo, Abi e altre parti sociali costituirebbe un modo efficace per rispondere alle difficoltà di questa fase, senza ovviamente dimenticare il ruolo della politica monetaria che certamente è condizionata e condiziona l’evoluzione dell’economia e del credito. (riproduzione riservata)