Non è ancora pronto il fascicolo degli emendamenti, ma non si placano le polemiche intorno ai contenuti della quarta manovra siglata dal governo Meloni. Tra le forze politiche - di maggioranza e non - ma anche tra le diverse istituzioni. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti si è sentito «massacrato nel tentativo di aiutare non i ricchi ma chi guadagna delle cifre ragionevoli da coloro che hanno la possibilità di massacrare», ha dichiarato a margine del Festival Bergamo Città d'impresa, rispondendo ai rilievi sollevati da Bankitalia, Corte dei conti, Istat e Upb sul taglio dell’Irpef al ceto medio previsto in manovra: lo sgravio fiscale finirà per avvantaggiare i contribuenti nella fascia a reddito più alto.
«Sono sconcertato. Diciamoci la verità: è un segno di debolezza il fatto che il ministro Giorgetti abbia deciso di attaccare istituzioni indipendenti solo perché hanno fatto il loro dovere offrendo al parlamento un dettagliato lavoro di analisi sui contenuti del ddl Bilancio. Giorgetti avrebbe dovuto rispondere nel merito, numeri alla mano». Lo ha dichiarato a MF-Milano Finanza, Antonio Misiani, il responsabile Economia, Finanze e Imprese nella segreteria del Partito Democratico. Prima di spiegare che «l’effetto del taglio dell’Irpef a favore degli italiani a reddito più elevato era inevitabile, dato che la platea dei beneficiari dello sgravio è stata estesa fino ai contribuenti con redditi lordi di 200 mila euro, che nessuno può seriamente definire ceto medio in un Paese in cui il reddito lordo medio ai fini Irpef è di 25 mila euro l'anno».
Più in generale il problema della manovra 2026 è che «mancano misure per stimolare la crescita e per superare la stagnazione dell’economia». Non solo infatti non interviene sul nodo dei costi dell’energia elevati per le imprese ma soprattutto non ha una visione di medio periodo per «incentivare gli investimenti». Il mini piano da 4 miliardi per le imprese «va a beneficio di chi aveva già in programma gli investimenti», mentre all’Italia serve «convincere chi è ancora reticente a investire in tecnologie digitali e in efficienza energetica, visto che siamo nel bel mezzo di una trasformazione profonda, da cui rischiamo di rimanere fuori».
Il governo non può nascondersi dietro la necessità di tagliare le spese «usando come scudo il procedimento di infrazione Ue per eccessivo deficit, perché è un risultato che verrà già raggiunto nel 2025», ha sottolineato Misiani. La prudenza nelle politiche di bilancio pubbliche non è assolutamente in discussione. Ma attenzione alle misure nate proprio per fare cassa.
In particolare bisogna tenere alta la guardia, secondo Misiani, sull’articolo 18 del ddl Bilancio che aumenta «notevolmente la tassazione dei dividendi infra-gruppo (dall’1,2% al 24% ndr) per le partecipazioni inferiori al 10%». Un intervento che «vale circa un miliardo di maggior gettito annuo ma che penalizza le pmi, gli enti locali e chi sceglie di investire stabilmente in Italia, rischiando di pregiudicarne l’attrattività». Secondo il senatore dem, una strada per correggere il tiro «potrebbe essere l’esclusione dal rialzo della nuova tassazione sulle cedole – come già avviene in diversi Paesi europei – delle partecipazioni di lungo periodo, che rappresentano un investimento strategico e non speculativo». Una proposta che di fatto ricalca quanto suggerito dall’Ania.
È il governo a dover «studiare come uscire da questo guaio» ma quel che è certo, aggiunge il responsabile economico del Pd, è che «sarebbe inaccettabile recuperare le risorse necessarie alzando altre tasse ai cittadini o tagliando ulteriormente la spesa pubblica».
Dal canto suo il governo non esclude la possibilità che eventuali modifiche alla bastonata sui dividendi siano coperte attraverso misure sulla rivalutazione dell'oro da investimento detenuto dagli italiani, come anticipato da MF-Milano Finanza. Il sottosegretario al Mef, Federico Freni, ha precisato che «tutto è perfettibile, ora però è presto per fare valutazioni concrete su come trovare le coperture per modifiche al regime sui dividendi». (riproduzione riservata)