Il governo Meloni non inserirà alcuna patrimoniale nella manovra. Parola del relatore di Fratelli d’Italia alla Legge di Bilancio, Guido Quintino Liris. Il tema è stato lanciato dal segretario della Cgil Maurizio Landini, che ha proposto di introdurre un contributo di solidarietà dell’1,3% sui patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro. L’idea, secondo Liris, torna «ciclicamente nel dibattito ma personalmente ritengo che in questa fase serva esattamente il contrario: dare fiducia e certezza a chi investe e produce. E parlare di nuove imposte sulla ricchezza rischia di mandare un messaggio sbagliato». Il senatore, in una intervista a MF-Milano Finanza, prima dell’inizio della sessione di bilancio a Palazzo Madama, fa il punto della situazione dal punto di vista della finanza pubblica. E afferma con decisione, a proposito della tassazione della ricchezza: «L’Italia ha bisogno di mobilitare capitali, non di spaventarli». Insomma «il tema della giustizia fiscale resta aperto, ma va affrontato con strumenti di efficienza, non di penalizzazione».
Domanda. Senatore Liris, proposito di redistribuzione della ricchezza, come si posiziona sulla polemica nata dalle stime Istat sul taglio dell’Irpef previsto in manovra, secondo cui oltre l’85% delle risorse finisce alle famiglie dei due quinti più alti nella distribuzione dei redditi?
Risposta. Bisogna sempre fare attenzione a leggere i numeri nel loro contesto. L’Istat fa un lavoro prezioso, ma le statistiche non sempre raccontano l’intera fotografia delle misure. La manovra punta a sostenere la crescita e la tenuta sociale, e questo significa intervenire dove l’impatto è più ampio. Se un beneficio si riflette su fasce di reddito medio, non vuol dire che si trascurino i più fragili. Anzi, la logica è quella di dare ossigeno all’intero sistema, perché quando riparte la classe media, riparte il Paese.
D. Più in generale quali altre misure pensa che caratterizzino la Legge di Bilancio 2026?
R. Direi che questa manovra ha un’anima profondamente pragmatica. Ci sono interventi sulla famiglia, sul lavoro, sul sostegno alle imprese e sulla sanità territoriale. Non si tratta di una manovra «per ricchi» o «per poveri», ma di una legge che cerca di tenere in equilibrio crescita e responsabilità. Etichette e slogan vanno bene nei talk show, ma chi lavora sui numeri sa che l’obiettivo vero è dare continuità alle riforme e stabilità ai conti pubblici.
D. Il cantiere della manovra non è però chiuso e non si fermano le richieste di parte. Quali modifiche al testo originale dobbiamo aspettarci?
R. Il confronto è aperto e costruttivo. Stiamo ascoltando tutti i gruppi e le categorie produttive. È chiaro che ogni forza politica porta le proprie sensibilità e che l’obiettivo comune è migliorare il testo senza alterare i saldi. Su temi come la rottamazione (per cui la Lega chiede di allargare le maglie ndr) e il freno alle compensazioni si ragiona su interventi di buon senso che semplifichino senza creare falle. Sul fronte delle imprese, c’è attenzione a mantenere la fiducia e la continuità degli incentivi. Ma è presto per parlare di modifiche scritte nero su bianco.
D. Per modificare la tassa sui dividendi per le partecipazioni inferiori al 10%, che ipotesi sono allo studio? E tra queste c’è la rivalutazione dell’oro da investimento?
R. Ci sono diverse ipotesi tecniche sul tavolo e tutte vanno lette in una logica di equilibrio complessivo. L’obiettivo è evitare distorsioni e mantenere la competitività del nostro sistema. Le coperture, se necessarie, verranno individuate con la massima attenzione e senza forzature. Sulle singole voci - come l’oro da investimento - mi sembra prematuro entrare nei dettagli: prima si valuta la coerenza del quadro, poi si sceglie la leva più adeguata.
D. Fratelli d’Italia su quali modifiche punta con gli emendamenti che state rifinendo?
R. Il lavoro degli emendamenti è ancora in corso, ma la nostra priorità è chiara: tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, sostenere la produttività delle imprese e semplificare la vita a chi rispetta le regole. Ci saranno interventi mirati, non bandierine. L’idea è migliorare ciò che c’è, non stravolgere. La serietà, in questa fase, vale più degli annunci. (riproduzione riservata)