Nessun passo indietro sui condoni. Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, tira dritto in materia ha confermato i suoi quattro emendamenti alla Legge di Bilancio: pagamenti in contanti anche sopra i 5 mila euro, un fondo di previdenza complementare per i nuovi nati, un condono extra-large e l’appropriazione delle riserve auree di Bankitalia.
Ma sulle proposte di sanatoria edilizia è già arrivato l’altolà di Matteo Salvini. Il leader della Lega, nella serata di mercoledì 20 novembre, ha frenato sulla proposta così come ipotizzate finora e ha rilanciato, proponendo il meccanismo del silenzio-assenso dei Comuni. Secondo l’idea del Carroccio, la responsabilità spetta agli enti locali, con i Comuni che avranno sei mesi di tempo per rispondere alla richiesta di sanatoria, ma se la risposta non arriva, l’immobile – in automatico – diventa in regola, ottenendo tutti i permessi. Più che pensare a nuovi condoni, «siccome ci sono migliaia di pratiche arretrate», ha detto Salvini, bisognerebbe fare pressione sui comuni.
Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, sembra però aver confermato che lo spazio per la sanatoria edilizia, in un modo o nell’altro, sarà trovato. Almeno per la Campania. «La situazione particolare di quella Regione è sotto gli occhi di tutti», ha dichiarato. Da capire, però, per quale dei quattro condoni proposti dal partito della premier ci potrà essere il disco verde.
In due casi, infatti, si interviene sulla sanatoria del 2003 - quella che riguarderebbe in particolare la Regione Campania (dove si voterà domenica 23 novembre). In un terzo si apre a un condono extra-large, allargando quindi la platea delle sanatorie a tutte le opere abusive ultimate entro il 30 settembre 2025 (tra cui portici, tettoie, balconi e interventi di ristrutturazione eseguiti senza titolo abilitativo edilizio). L’ultima proposta inserita impone ai Comuni di rilasciare titoli abilitativi edilizi in sanatoria, regolarizzando gli abusi già oggetto delle precedenti campagne di sanatoria (1985, 1994, 2003), fissando come termine ultimo per la regolarizzazione il 31 marzo 2026.
Ma la strada per chiudere la Manovra è ancora lunga e il governo deve iniziare fare ordine tra le migliaia di emendamenti presentati anche dalla stessa maggioranza. Mercoledì 19 sono infatti scaduti i termini per segnalare i 414 emendamenti (su 5.742), a cui verrà assegnata una “corsia prioritaria”, di questi 123 sono ad appannaggio del partito della premier. Toccherà al vertice convocato per le 18 di giovedì 20 novembre, capitanato dalla premier e dal ministro dell’Economia Giorgetti, provare a trovare una quadra tra le richieste di modifica al testo della Legge di Bilancio. (riproduzione riservata)