Le nuove tasse per banche e assicurazioni previste dalla legge di Bilancio non devono ricadere sui clienti finali. A verificarlo dovranno essere le autorità di vigilanza, l’Antitrust e Ivass, che potranno anche effettuare accertamenti a campione sugli operatori.
A prevederlo è un emendamento alla manovra firmato da sei senatori del Pd, inserito tra i segnalati (quindi considerati prioritario per il partito) che stabilisce che «è fatto divieto alle banche di traslare gli oneri a loro carico derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al Titolo II sui costi dei servizi erogati nei confronti di imprese e clienti finali». Un divieto che vale anche per le assicurazioni che, allo stesso modo, «non potranno traslare gli oneri a loro carico derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al Titolo II sugli assicurati».
L'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'Ivass, si aggiunge, «per quanto di rispettiva competenza, vigilano sulla puntuale osservanza della disposizione, anche mediante accertamenti a campione e riferiscono annualmente alle Camere con apposita relazione». In effetti è concreto il rischio che gli interventi fiscali sulle banche e sulle assicurazioni previsti in manovra, tra aumento dell’Irap, scongelamento «degli extraprofitti» per gli istituti e nuove tasse sulle polizze auto, possano ricadere sui clienti.
«Il divieto di traslazione degli oneri era stato previsto con il primo provvedimento sugli extraprofitti delle banche (quello del 2023 rimasto di fatto inattuato, ndr)», ricorda a MF-Milano Finanza il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, «questa volta la maggioranza sembrava averlo dimenticato».
Ieri, intanto, come anticipato da MF-Milano Finanza, si è riunito il comitato esecutivo dell’Ania per discutere della strategia da tenere contro l’emendamento alla manovra, a firma di Matteo Gelmetti, (FdI), che aumenta il prelievo fiscale per le polizze che assicurano il conducente contro l’infortunio. Coperture che hanno oggi una tassazione pari al 2,5% dei premi, a cui andrebbe invece applicata la stessa aliquota dell’Rc Auto, pari al 12,5%, con un effetto retroattivo di 10 anni.
L’impatto sui conti del settore sarebbe di 1 miliardo (4 miliardi con le sanzioni) e ieri le compagnie hanno ribadito l’intenzione di opporsi alla norma, convinti di essere dalla parte della ragione. Dalla loro hanno la storia: già nel 1983 chiesero un’interpretazione della norma all’allora ministero delle Finanze che avvalorò l’applicazione alle polizze del conducente della stessa aliquota fiscale dei premi infortuni, pari allora al 2% e portata solo in seguito al 2,5%. Se l’emendamento non sarà accantonato (si vedrà nei prossimi giorni) le compagnie sono pronte al contenzioso, hanno ribadito ieri. In ogni caso la situazione sta creando incertezza nel mercato, con le assicurazioni che stanno mettendo a punto le tariffe di gennaio senza sapere quale tassa sarà applicata.
Ieri il comitato esecutivo ha discusso anche della riforma della governance dell’Ania: l’idea è di introdurre la figura di un direttore generale, da affiancare al presidente Giovanni Liverani, e di riequlibrare i contributi associativi, oggi proporzionati ai premi, per le compagnie che siederanno nel comitato. Si punta ad un accordo entro l’assemblea del prossimo 16 dicembre e a ricucire la spaccatura con Allianz che ha detto di voler uscire dall’anno prossimo. (riproduzione riservata)