A poco più di cento giorni da Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò non lesina stoccate. Durante l’incontro alla Bocconi «Lo sport come fattore chiave per le politiche europee», organizzato dal Parlamento europeo in Italia, il presidente della Fondazione Milano Cortina ha gelato la sala: «L’Europa è orgogliosissima che le Olimpiadi siano tornate sul continente, ma non ha fatto niente».
Il tono, tutt’altro che cerimonioso, ha riportato il dibattito dai grandi ideali ai conti veri. «Non c’è stato un voto di supporto, non c’è stato un euro di supporto, e noi abbiamo esigenze di budget precise. Mancano 105 giorni e ci servono tutti», ha insistito Malagò, ricordando come le medaglie si costruiscano anche con infrastrutture e finanziamenti, non solo con l’entusiasmo.
Poco prima, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola (non più presente durante l’intervento di Malagò) aveva dipinto un’Europa unita dallo sport, «linguaggio universale di inclusione e rispetto». Parole condivisibili, ma che devono essere suonate assai astratte a chi, come Malagò, vive la realtà quotidiana sul campo. All’incontro anche gli atleti.
La campionessa paralimpica Giulia Ghiretti ha ricordato che «giocare è un diritto di tutti», mentre Diana Bianchedi ha annunciato che i Giochi invernali 2026 saranno i più equilibrati della storia, con il 47% di donne in gara. Alla fine, tra gli ideali di Metsola e il pragmatismo di Malagò, il rischio è che l’Europa applauda lo sport, ma quando arriva il conto rimanga sugli spalti. (riproduzione riservata)