Il titolo Qube Holdings, il maggior gruppo logistico in Australia, è salito ai massimi storici lunedì 16 febbraio dopo che la società ha accettato l’opa da 11,7 miliardi di dollari australiani (8,26 miliardi di dollari Usa) da parte di un consorzio guidato da Macquarie Asset Management (Mam) che vuole delistare il titlolo. Le azioni Qube sono salite fino al +4,1% nelle prime contrattazioni, toccando il record di 5,05 dollari australiani, pur restando per ora al di sotto dell’offerta del consorzio per 5,20 dollari. A far parte del consorzio anche Pontegadea, il family office del fondatore di Zara, Amancio Ortega Gaona.
L’accordo arriva dopo mesi di negoziati, successivi a un’offerta non vincolante presentata a novembre dal consorzio guidato da Mam, che valutava Qube 11,6 miliardi di dollari australiani in termini di enterprise value. Qube possiede porti, terminal intermodali e strutture per la movimentazione in Australia.
Il consiglio di amministrazione di Qube ha raccomandato agli azionisti di votare a favore dell’operazione nell’assemblea che si terrà più avanti nel corso dell’anno. La transazione è soggetta all’approvazione delle autorità australiane competenti in materia di concorrenza e investimenti esteri.
L’acquisizione di Qube Holdings da parte di un gruppo guidato da Macquarie Asset Management ha dato una spinta alle operazioni straordinarie in Australia dopo un 2025 difficile. Macquarie un consorzio che offre 5,20 dollari australiani per azione Qube in quella che sarà — in attesa delle autorizzazioni — la più grande operazione di M&A in Australia da quando Blackstone ha rilevato AirTrunk con un’operazione da 24 miliardi di dollari australiani nel 2024.
L’annuncio di lunedì contribuisce ad avviare in maniera positiva il 2026 per le banche d’affari, scottate dalle mancate operazioni miliardarie che avrebbero coinvolto colossi australiani come Bhp Group e Santos. Già quest’anno Rio Tinto ha chiuso i colloqui per acquisire Glencore. Le operazioni di M&A in Australia sono generalmente concentrate su miniere e risorse naturali, ma le infrastrutture potrebbero assumere un ruolo più rilevante, come dimostra il caso di Qube, che gestisce attività logistiche in Australia, Nuova Zelanda e nel Sudest asiatico.
Vi sono poi operazioni nel settore delle infrastrutture legate al boom dell’intelligenza artificiale. Di recente, fondi guidati da Blackstone hanno effettuato la settimana scorsa un finanziamento da 10 miliardi di dollari per sostenere l’espansione dei data center della startup australiana Firmus Technologies. Anche senza l’operazione Qube, il volume delle fusioni e acquisizioni in Australia è aumentato del 18% nel 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il database di Bloomberg. Da mercato maturo, l’Australia tende a essere il crocevia di operazioni di dimensioni maggiori e questo significa anche commissioni più elevate per le banche d’affari. (riproduzione riservata)