Le banche italiane sono salite molto, quest’anno, alcune hanno raddoppiato di valore, è il caso di Mps (+120% circa) e Bper Banca (+105%). Ha corso molto anche Banco Bpm (+65%), così come Unicredit (+57%), Intesa Sanpaolo (+47%). A trainare il settore, i tassi ancora alti e il risiko bancario, tornato agli onori della cronaca dopo anni di attesa: il gruppo guidato da Giuseppe Castagna ha lanciato a novembre un’opa su Anima Holding, poco dopo è arrivata quella di Unicredit sullo stesso Banco Bpm. Nel frattempo, Unicredit sta stringendo su Commerzbank in Germania. E l’ad Andrea Orcel ha scritto una lunga lettera, venerdì 20, al Financial Times, spiegando la ragione di avere banche più grandi e forti in Ue per creare un’Unione Europea che riesca a stare al passo di Stati Uniti e Cina. Il mercato, a questo punto, sta ragionando su ogni possibile combinazione che si allarga a Mps, Mediobanca e le stesse Assicurazioni Generali. I titoli, nel frattempo, sono stati colti dalla volatilità delle borse che si innesca strutturalmente a fine anno con la scadenza delle opzioni su azioni, indici e futures e dopo l’ultimo meeting della Fed, con la banca centrale Usa che ha segnalato minori tagli dei tassi nel 2025, mandando a gambe all’aria le borse mondiali.
La buona notizia è che le banche italiane hanno ottenuto nel frattempo buone valutazioni negli esami Srep con cui la Bce definisce i requisiti di capitale per ogni istituto dell’Eurozona in base ai rischi specifici (P2R o Pillar 2 Requirement), in aggiunta alle richieste obbligatorie per tutti. Credem dovrà rispettare il requisito più basso in Europa (1%). Tra le banche maggiori sono ben posizionate anche Intesa Sanpaolo e Banca Mediolanum (1,5%), seguite da Mediobanca (1,75%), Unicredit e Fineco (2%), Banco Bpm e Bper (2,25%), Mps e Cassa Centrale Banca (2,5%), Iccrea (2,52%) e Banca Popolare di Sondrio (2,75%).
Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, resta «positivo sulle banche italiane, ma riconosciamo che i prezzi di borsa del settore non sono più a condizioni di saldo». All’interno del puzzle m&a, l’esperto ritiene che «Mps possa ancora incorporare del valore e prospettive speculative». Caldato ha invece riportato in watching list Mediobanca «che potremmo inserire in portafoglio, in caso di discesa in area 12-13 euro per azione». Allargando lo sguardo all’Europa, «pare interessante segnalare come l’ultima banca potenzialmente target di m&a, ovvero la francese Societe Generale, mostri un’azione che scambia nella fascia 20-28 euro da almeno due anni: la volatilità politica parigina potrebbe riportare la banca su livelli più economici dove torneremmo compratori».
Quando si parla di «risiko, si parla di rischio e condivisione dello stesso», interviene David Pascucci, analista di mercato di Xtb. Quindi, per le banche coinvolte, «sicuramente quelle che presentano un rapporto prezzo/utili basso che possono beneficiare in futuro della condivisione del rischio e di una sua diminuzione nel lungo periodo». Il settore finanziario, seppur beneficiario dei tassi alti degli ultimi anni, presenta ancora rapporti «p/e piú bassi rispetto ad altri settori, pertanto tutto il comparto risulta essere appetibile nel lungo periodo, volatilità di mercato permettendo», prosegue Pascucci.
Se si va a guardare sia al rapporto prezzo/utili che alla capitalizzazione, prosegue l’analista, «Banco Bpm ha un p/e di 8,37 e una capitalizzazione di mercato vicina ai 12 miliardi, Mps ha un p/e molto piú basso a circa 3,2 con una capitalizzazione di circa 8 miliardi. In termini di potenziale, Mps risulta interessante. Unicredit e Intesa Sanpaolo, le grandi del giro, presentano capitalizzazioni oltre i 60 miliardi con Intesa che ha un p/e a circa 8 mentre Unicredit è a 7,9».
A paritá di p/e, ricorda Pascucci, «è preferibile la banca con la capitalizzazione piú alta. Credem ha un p/e vicino a 6 con una market cap relativamente piccola a 3,67 miliardi quindi sul mercato troviamo sicuramente titoli che presentano condizioni piú vantaggiose in termini di occasioni». Attenzione massima, poi, mette in guarda l’esperto, «all’andamento del mercato in generale in quanto se é vero che il mercato presenta occasioni su alcuni titoli, dall’altro canto vediamo una situazione alquanto delicata dal punto di vista della situazione macroeconomica, pertanto la volatilitá non potrebbe mancare e potrebbe incidere in modo anche determinante sull’andamento di tutti i settori, bancario compreso».
Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, ricorda che il panorama bancario italiano è «molto variegato e con diverse sfaccettature. Intesa Sanpaolo è certamente uno dei titoli da prendere in considerazione: l’istituto è solido e ha una presenza capillare sul territorio». Il titolo tratta ancora a sconto nel confronto del settore, sottolinea l’analista, «con un rapporto prezzo/utili di 7,9 volte contro le 8,7 volte atteso dagli analisti, che evidenziano un target medio a 12 mesi più alto del 20% rispetto ai livelli attuali».
Se Intesa Sanpaolo è la prima, Unicredit è la seconda: «una grande storia di ristrutturazione, più travagliata, che però l’amministratore delegato Andrea Orcel ha saputo riportare agli antichi fasti», riprende Vintani. Con un multiplo di «5,7 volte e con proiezioni degli analisti a 12 mesi di un +25%, rappresenta uno dei titoli più interessanti a Piazza Affari. Attenzione però: obbligatorio concludere con successo almeno uno dei due takeover in corso: Commerzbank e Banco Bpm», mette in guardia l’esperto.
Quanto a Banco Bpm, «è vero che le valutazioni non sono care», ammette Vintani (nonostante, come si è visto, sia cresciuto del 65% da inizio anno), con un p/e di 5,9 volte, non a caso molto simile a quello di Unicredit che altrimenti sarebbe andata incontro a un’operazione molto costosa». Quello che fa riflettere l’analista, tuttavia, sono i «poco ambiziosi obiettivi di prezzo degli analisti, che vedono solo un 3% di rialzo nei prossimi 12 mesi sul titolo. Unicredit ha fatto benissimo, ma se dovesse prevalere la linea dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna, forse potrebbe essere meglio guardare ad altri titoli», riflette Vintani.
Quali altri titoli? Secondo Vintani, Mps è molto conveniente, con un multiplo di sole 3,1 volte gli utili, «ma per me rimane una banca che non si è mai risistemata del tutto e che ha un azionista (il Mef) desideroso di uscire il prima possibile» L’esperto stima una crescita del titolo del 6%, a parte le possibilità di essere acquisita dal Banco Bpm o da altri, «sotto il profilo dell’analisi fondamentale non appare come uno dei titoli di punta del comparto». Vintani segnala poi sia il Credito Emiliano, con un p/e di 6 volte e un target price fissato dagli analisti ad un valore del 15% più alto, che Bper Banca, guidata dall’amministratore delegato Gianni Papa: «multiplo attorno alle 5,6 volte e una crescita del titolo stimata del 12%», conclude l’analista. (riproduzione riservata)