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Borse, sprofonda il Nikkei (-4%) in attesa dei nuovi dazi di Trump. Nuovo record per l’oro

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Lunedì nero, crolla il Nikkei (-4%) sotto i dazi di Trump, mentre il Pmi in Cina è ai massimi da un anno

31 marzo 2025, 07:40 Ultimo aggiornamento: 08:21

Intanto l’indice Tech cinese entra in area di contrazione, ha perso oltre il 10% dai massimi. Futures sul Nasdaq in forte calo | Il video

Lunedì l’Asia apre male la settimana, in attesa del 2 aprile, giorno in cui gli Usa di Donald Trump annunceranno un’altra raffica di dazi, a partire dal 25% sulle auto importate. A essere colpito di più il Nikkei, che alle ore 7:30 italiane cede il 4% circa, l’Hang Seng l’1,5% e Shanghai lo 0,8%. I futures sul Nasdaq flettono forte (-2,2%).

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Azioni giapponesi sotto stress in vista dei dazi 

L'indice Nikkei 225 è sceso lunedì 30 marzo sotto quota 36.000, il livello più basso degli ultimi sei mesi, mentre gli investitori hanno reagito alla debolezza di Wall Street e si sono preparati all'entrata in vigore dei nuovi dazi Usa previsti per questa settimana. Anche l’indice Topix ha registrato un ribasso del 3,5%, toccando 2.660, il valore più basso da quasi tre settimane.

Il presidente Donald Trump si appresta ad applicare dazi del 25% sulle auto importate, un duro colpo per il settore automobilistico giapponese, e ha inoltre delineato piani per l'introduzione di dazi commerciali reciproci.

A livello nazionale, gli investitori hanno valutato dati economici contrastanti: la produzione industriale ha superato le aspettative a febbraio, mentre le vendite al dettaglio sono risultate inferiori alle previsioni.

Tutti i settori viaggiano in calo, con perdite particolarmente accentuate nei comparti tecnologico, dei beni di consumo e industriale. Tra i titoli più penalizzati: Disco Corp (-6,5%), Fujikura (-7,3%), Advantest (-6,2%), Toyota Motor (-3,1%), Kawasaki Heavy Industries (-4,7%)

Secondo David Pascucci, analista di Xtb, «il brutto ribasso del Nikkei riporta le quotazioni ai primi giorni di settembre 2024, un ritorno indietro nel tempo alquanto brusco considerando la lunga fase di laterale che ha caratterizzato questo indice negli ultimi mesi. La fase é di assoluto riskoff sul Giappone, fase che potrebbe essere confermata dagli indici Usa e anche dall'Europa, al momento il mercato piú forte dei tre. Nikkei pessimo, Usa compromessi e Europa ancora in test dei massimi, oggi potremmo vedere delle conferme tecniche molto importanti per quanto riguarda il ribasso di lungo periodo dei mercati azionari». 

L’Hang Seng Tech entra in fase di correzione (-3%)

L’indice Hang Seng Tech di Hong Kong ha perso il 2,82%, entrando ufficialmente in territorio di correzione (indica una perdita di oltre il 10% dai massimi recenti), in seguito a un'ondata di vendite che ha colpito i mercati asiatici. Tra i titoli più penalizzati: Hua Hong Semiconductor (-6,15%), Alibaba Health Information Technology (-5,01%) e Bilibili (-4,75%). Nonostante il calo, l’indice mantiene un guadagno del 20,27% dall’inizio dell’anno.

Il Pmi manifatturiero in Cina ai massimi dell’ultimo anno

L’indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina (NBS Manufacturing Pmi, elaborato dal governo) è salito a 50,5 a marzo 2025, rispetto a 50,2 (tutti i valori sopra 50 indicano crescita economica) del mese precedente, in linea con le previsioni di mercato.

Questo segna il secondo mese consecutivo di espansione dell'attività industriale e il ritmo di crescita più rapido degli ultimi 12 mesi, segnalando che le misure di stimolo di Pechino stanno sostenendo la ripresa economica. Anche l’indice Pmi non manifatturiero ha registrato un aumento, raggiungendo il massimo degli ultimi tre mesi, passando a marzo da 50,4 a 50,8.


Settimana cruciale per gli Usa


Sarà una settimana importante per le borse Usa, riprende Pascucci, i dati del del mercato del lavoro «sono assolutamente fondamentali per il futuro economico, al momento alle prese con stime sul Pil negative. Di fatto abbiamo l'uscita dei dati sul mercato del lavoro che vedono le stime di una disoccupazione in leggero aumento dal 4,1% al 4,2%, un dato non preoccupante se preso in modo isolato, lo diventa se contestualizzato alle tendenze di lungo e rispetto agli altri dati macro».

Ad esempio il report Challenger, il report che va a rilevare i tagli di posti di lavoro, ha registrato un record di tagli di posti di lavoro nella scorsa rilevazione a 172.000 unità, ben oltre la soglia di 118 il cui superamento ha sempre coinciso con un periodo di recessione per l'economia Usa. Per questa settimana il dato é atteso a 190.000, ulteriori aumenti che vanno a peggiorare una lettura dei dati giá alquanto compromessa.

«Altro dato importante», riprende Pascucci, «é quello delle richieste iniziali e continue di sussidi di disoccupazione che al momento risultano ancora alte, a ridosso dei massimi che abbiamo visto nel secondo semestre del 2024 e che sembrano non migliorare. Altro dato da monitorare é la disoccupazione U6 che di fatto ha visto l'aumento piú forte dal post-pandemia con un passaggio diretto dal 7,5% a 8%, un dato assolutamente pessimo considerando la storicitá». Un peggioramento vistoso del tasso di disoccupazione porterebbe la Fed a cambiare la politica monetaria che al momento risulta statica. (riproduzione riservata)



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