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Matteo Colombini, ceo Orsero
Matteo Colombini, ceo Orsero
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Le variabili di Orsero

di Vincenzo Piccolo
10 maggio 2024, 20:12

Il clima mite combinato al calo dei consumi ha penalizzato il settore frutta e verdura, incidendo sulla trimestrale. L’ad Colombini spiega le dinamiche di un mercato fortemente soggetto alla stagionalità   | Orsero: al via il buyback da 1 milione di euro. Il titolo continua a correre a Piazza Affari

Diversificazione e stagionalità sono le parole chiave da cui parte Matteo Colombini, amministratore delegato di Orsero, tra i principali importatori e distributori europei di frutta e verdura. Il manager parla dei risultati e delle sfide affrontate nel primo trimestre, in linea con le previsioni aziendali, nonostante i risultati in calo.

«Abbiamo adottato la prassi di comunicare al mercato la guidance con le previsioni dell’anno. Lo riteniamo un segno di trasparenza nei confronti degli investitori», ha detto. «La gestione aziendale ci consente un controllo preciso dei numeri, così da poter fornire al mercato previsioni giuste».

Per Colombini negli ultimi anni l’azienda è cresciuta molto: «Se nel 2020 i ricavi erano di poco superiori al miliardo di euro, con un ebitda di circa 48 milioni di euro, il 2023 si è chiuso con oltre 1 miliardo e mezzo di euro di fatturato e con un ebitda di oltre 107 milioni di euro, segno evidente che abbiamo saputo creare valore e far crescere Orsero sia nei volumi che nella marginalità». Sulle sfide affrontate nel primo trimestre, l’ad racconta di una normalizzazione del comparto shipping e la redditività del prodotto banana, riflette poi sull’impatto dei consumi con il fiato corto, ma anche dei problemi climatici.

«Dopo anni eccezionali legati al Covid, quando i consumi di frutta e verdura hanno superato abbondantemente le medie dei decenni precedenti, siamo tornati a una situazione stabile, che riteniamo proseguirà nei prossimi anni». E poi «Il clima influenza indubbiamente la coltivazione di frutta e verdura, ma è un fattore naturale che va solo monitorato e gestito».

Per quanto riguarda la parte di fornitura, aggiunge Colombini, «il nostro obiettivo è quello di diversificare, quanto più possibile, i Paesi di origine dell’approvvigionamento e il numero di fornitori». Come per esempio succede con le banane: «Noi ci riforniamo principalmente in Costa Rica e Colombia», racconta l’ad. «Seguendo la natura, ci possono essere fasi di abbondanza e fasi di calo, ma li riteniamo altamente gestibili, anche grazie alla nostra lunga esperienza». Poi chiude l’argomento con una riflessione: «Bisogna cercare di superarle al meglio, imparare la lezione e tenere sempre un occhio alla diversificazione delle origini. Ma anche dei prodotti perché, se le banane vanno male, devi avere un'offerta complementare alle banane che ti permetta di bilanciare». Colombini spiega anche come queste dinamiche siano comuni nel settore fresh produce e non hanno impedito al gruppo di raggiungere risultati soddisfacenti, confermando la solidità dell'andamento complessivo «rispetto al contesto di riferimento e alla normale stagionalità che vede in questo primo trimestre un minor apporto di valore aggiunto per il ramo distribuzione», ha precisato.

Un altro discorso sono i noli marittimi, ancora sotto l’effetto della lunga coda del Covid. Orsero in questo settore è un attore di nicchia, meno esposto ai costi elevati del trasporto marittimo. Ma la pandemia ha impattato «strozzando le filiere e congestionando il parco contenitori a livello globale». A questo, spiega Colombini, «le compagnie marittime hanno reagito alzando i noli marittimi, con incrementi del 30 e 40% rispetto a quello che era il mercato precedente. Siamo arrivati a fine del 2022 anche al 50% di incremento, uno scenario sicuramente difficile ma gestibile». Invece Orsero, confida l’ad «non poteva sopportare un aumento dei costi così elevato, ne abbiamo beneficiato per una fase, ma ora la situazione si è normalizzata». In questo contesto, il 55-60% delle navi che Orsero utilizza per il trasporto di prodotti sono di sua proprietà: «Siamo esposti al mercato per la quota residua, ma offriamo anche servizi premium con navi specializzate per la frutta e tempi di transito molto rapidi». Il ramo shipping, dice Colombini, «ha buone marginalità con circa il 20% dei ricavi complessivi». E sul futuro dell’ortofrutticolo il ceo ha le idee chiare: «Bisogna investire in tecnologie e ricerca per migliorare la coltivazione agricola e mitigare gli impatti delle calamità naturali, cosa che nel nostro Paese non sempre si riesce a fare».(riproduzione riservata)



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