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Le borse europee frenano sul finale
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Le borse europee frenano sul finale

di Marco Sasso
29 novembre 2017, 18:15

Nonostante i dati macroeconomici incoraggianti, i mercati hanno ridotto i guadagni verso il termine della seduta. In rosso solo Londra che ha ceduto lo 0,9%. Acquisti sulle banche con Bper in evidenza

Nonostante i dati macroeconomici incoraggianti abbiano alimentato l'entusiasmo nel corso della giornata, le borse europee hanno subito una frenata verso il termine della seduta. Bene il FtseMib di piazza Affari, che dopo aver toccato un massimo intraday di 22.508 punti, ha chiuso la giornata in rialzo dello 0,15% a quota 22.325 punti. Nel resto del continente, il Cac40 di Parigi ha terminato a +0,14%, il Dax30 quasi in parità a +0,02% e il Ftse100 ha ceduto lo 0,90%.

Tra i principali dati macroeconomici di oggi, dunque, l'indice di fiducia economica nei Paesi dell'Eurozona si è attestato a novembre a 114,6 punti, in aumento rispetto ai 114,1 di ottobre e in linea alle attese degli economisti.

In Germania, sulla base della lettura preliminare, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,3% su base mensile e dell'1,8% su base tendenziale nel mese di novembre. Quest'ultimo è risultato leggermente superiore al consenso degli economisti che attendevano un rialzo dell'1,7%.

Il dato principale ha riguardato la lettura sul pil del terzo trimestre degli Stati Uniti, rivista al rialzo dal +3% al +3,3% e che ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano una revisione più modesta al +3,2%. Inoltre l'indice pending home sale Usa, riferito alla vendita di case esistenti per le quali è stato sottoscritto un contratto preliminare, è salito del 3,5% a livello mensile a ottobre attestandosi a 109,3 punti.

Sul fronte Brexit, il capo negoziatore Michel Barnier ha smentito la notizia di un accordo raggiunto con la Gran Bretagna sull'entità della cifra del divorzio, definendole solo "voci". La Bbc, sulla base di informazioni apprese da fonti governative, aveva riferito questa mattina di un'intesa che porterà Londra a pagare tra 45 e 55 miliardi di euro. "Stiamo aspettando progressi sufficienti da Londra su diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito, la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord e il rispetto degli obblighi finanziari assunti durante la partecipazione del Regno Unito all'Unione europea: ancora non ci siamo". Queste le parole di Barnier, che ha così raffreddato che le discussioni in merito alla prima parte della trattativa per la Brexit siano ormai in dirittura d'arrivo.

Oggi inoltre la Bce ha avvertito che l'incertezza politica nell'eurozona potrebbe aumentare i rischi per alcuni titoli di Stato e creare preoccupazione per la sostenibilità del debito di alcuni Paesi membri. Nel suo ultimo bollettino sulla stabilità finanziaria, l'istituto di Francoforte ha spiegato che "la ripresa aveva favorito negli ultimi mesi le prospettive di sostenibilità del debito sovrano della zona euro". Tuttavia esistono ancora rischi "per gli elevati livelli del debito" delle imprese. Secondo il rapporto semestrale, inoltre, la redditività delle banche nell'area dell'euro rimane a rischio a causa "dell'eccesso di capacità, mancanza di diversificazione del reddito e inefficienza dei costi". Di conseguenza, la Banca centrale europea ha previsto una possibile correzione dei prezzi degli asset globali a mano a mano che gli operatori si sposteranno su investimenti ad alto rischio.

In seguito al monito della Bce, il cambio euro/dollaro ha chiuso la seduta a quota 1,186 in ribasso dello 0,08%, mentre il cross euro/sterlina ha terminato a 0,8832 in calo dello 0,82%.

Sul fronte interno, invece, non c’è stata nessuna richiesta da parte degli specialisti alla riapertura del Bot 6 mesi maggio 2018, assegnato ieri per 5,5 miliardi al minimo storico di -0,436% e riofferto oggi per 550 milioni. Lo spread ha chiuso a quota 140.7 punti base con rendimento del btp decennale all'1.794 %.

A piazza Affari Bper si è fatta notare con un rialzo del 4,34% a 4,424 euro. A seguito del processo Srep 2017, la Bce ha comunicato a Bper che dovrà mantenere un livello di Cet1 Ratio dell'8,125% a partire dal 1 gennaio 2018 (rispetto al 7,25% del 2017). La banca ha già un un coefficiente minimo di capitale in termini di Common Equity Tier 1 di oltre il 14% al 30 settembre.

La Bce si è espressa anche sulla Banca Popolare di Sondrio (invariata a 3,29 euro) fissando il Cet1 ratio minimo di 8,375% nel 2018.

Tra gli altri bancari Intesa Sanpaolo +1,59%, Mediobanca +0,96%, Banco Bpm +0,86%, Ubi B. +0,82%, Unicredit -0,06%, B.Carige invariata a 0,0101 euro e B.Mps -0,1%.

Male invece Leonardo (-1,38% a 10,03 euro) dopo che Banca Imi ha alzato la raccomandazione da hold a add, con prezzo obiettivo sceso da 14,5 a 12 euro. Gli esperti hanno allineato le loro stime alla nuova guidance, tagliando la previsione di eps adjusted 2017 del 34%, mentre per il 2018 l'attesa è scesa del 23,6%. Da un punto di vista valutativo, però, Imi ha osservato come, dopo i recenti cali, il titolo scambi a sconto del 32% sui peer europei e del 38,5% su quelli americani, fattore che ha contribuito ad alzare la raccomandazione sul titolo.

Sulla parità invece Eni (-0,15% a 13,76 euro). Il titolo resta tra i preferiti di Citigroup (raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 15,7 euro) all'interno del comparto dell'Oil&Gas.

In calo invece Luxottica (-0,72% a 48,04 euro) su cui Banca Imi ha ridotto il prezzo obiettivo da 53,6 a 52,7 euro, confermando la raccomandazione hold. Gli analisti non vedono un significativo margine di rialzo per il titolo nel breve termine.



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