Un produttore teatrale, un ammiraglio della US Navy, un’attrice di 83 anni. Ecco alcuni dei componenti del board di Lehman Brothers negli anni immediatamente precedenti il suo fallimento. Si può aggiungere che il comitato rischi della banca si riuniva raramente, molto meno del comitato remunerazioni. Una storia vecchia, quella di Lehman Brothers, dalla quale abbiamo imparato molto.
Oggi buona governance e supervisione bancaria sono alleate nell’indirizzare le istituzioni finanziarie verso la sana e prudente gestione e devono controllare, ciascuna per le proprie finalità, che ciò effettivamente accada. Ma è davvero così? Nei casi delle banche americane di cui si parla in questi giorni, ci si domanda a cosa servono i controlli. Ma un altro interrogativo sorge spontaneo: «I membri dei cda, e in particolare, i consiglieri indipendenti dove erano?».
Nel caso della Silicon Valley Bank, solamente uno dei consiglieri indipendenti aveva una significativa esperienza bancaria e comunque non sedeva nel comitato rischi della banca, nel quale c’era invece un esperto in vini d’annata. Anche nella Signature bank, che è nota anche per avere dato a suo tempo un posto in cda a Ivana Trump, il comitato rischi era a corto di banchieri, fatta eccezione per i fondatori della banca e per il chief operating officer. Il cro della Silvergate Bank, la banca specializzata nelle criptovalute, era il genero del ceo, certo non un esempio, almeno sulla carta, di indipendenza di giudizio.
Naturalmente è difficile valutare l’efficacia di un consiglio di amministrazione solo dai profili biografici dei consiglieri e non si possono dare giudizi affrettati. Il cda è ancora una black box, nella quale entrano informazioni, documenti e problematiche le più svariate, e dalla quale escono, o meglio, dovrebbero uscire buone decisioni, improntate alla crescita del valore dell’impresa per tutti gli stakeholder. Ma cosa accade dentro il board è ancora tutto sommato misterioso. Molto dipende dalle esperienze e dalle competenze degli amministratori, così come dalle dinamiche sociali che sorgono in un organo collegiale complesso, che deve essere adeguatamente gestito per dare il meglio.
Gli amministratori indipendenti svolgono un ruolo fondamentale, in virtù della loro posizione peculiare rispetto agli esecutivi e delle funzioni svolte, che possono spaziare, a seconda anche delle cornici normative e della propensione individuale, da quella di semplice watchdog (comunque nei casi sopra segnalati sarebbe forse già stato sufficiente) a quella più ampia di interlocutore del top management, un vero e proprio sparring partner in grado di fare un adeguato challenging su orientamenti e decisioni del cda.
Ma come si valutano l’indipendenza e, più in generale, l’appropriatezza dei membri di un cda e dunque la loro capacità di contribuire davvero alla buona governance di un’impresa? Ripensando ai casi delle banche americane, si potrebbe rispondere: forse basta il buon senso. Ma il tema è in realtà più complesso, anche perché tutti i consiglieri di amministrazione, anche se non formalmente indipendenti, dovrebbero disporre di un Dna caratterizzato da un cromosoma di indipendenza di giudizio, utile all’impresa che governano.
Nel caso delle banche europee, è in vigore da tempo, e attuata, sia pure con un po' di ritardo, anche in Italia, una cornice regolamentare piuttosto articolata, il cosiddetto fit & proper, che declina in modo analitico le dimensioni dell’idoneità di un board member e delle altre figure apicali, responsabili delle principali funzioni aziendali, a ricoprire l’incarico (si pensi, solo a titolo di esempio, alle esperienze pregresse e alla disponibilità di tempo) e rende dunque più difficile che possano manifestarsi, per conclamata inadeguatezza di governance, casi come quelli americani. I consiglieri indipendenti possono essere, nel rispetto dei rispettivi ruoli, preziosi alleati dei supervisori bancari perché si possa tornare a guardare alle banche con fiducia, oggi un po' intiepidita, ingrediente prezioso per il progresso dei sistemi finanziari. (riproduzione riservata)
*presidente Nedcommunity
e Università di Roma Tor Vergata