Quattro delle maggiori banche cinesi sono intervenute a sostegno del sistema finanziario russo per miliardi di dollari. L’operazione rientra nel progetto di Pechino di promuovere lo yuan come valuta globale alternativa al dollaro e all’euro.
Secondo quanto emerge da un’indagine condotta dalla Kyiv School of Economics, analizzata dal Financial Times, mentre i Paesi occidentali stavano ritirando le loro operazioni da Mosca durante il primo anno dell’invasione dell’Ucraina, l’esposizione della Cina al settore bancario russo è quadruplicata. L’arco temporale analizzato sono i 14 mesi terminati alla fine di marzo 2023.
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I gruppi cinesi hanno preso il posto delle banche occidentali, che hanno subito forti pressioni da parte dei rispettivi governi ed enti di regolamentazione perché uscissero dalla Russia, mentre le sanzioni internazionali hanno reso più complicato fare affari.
Secondo i dati della Banca centrale russa, Industrial and Commercial Bank of China, Bank of China, China Construction Bank e Agricultural Bank of China hanno aumentato l’esposizione complessiva verso la Russia da 2,2 miliardi di dollari a 9,7 miliardi di dollari nei 14 mesi chiusi lo scorso marzo con ICBC e Bank of China che da sole coprono 8,8 miliardi di dollari di asset.
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Ma la Cina non è rimasta sola in Russia. Nello stesso periodo, il gruppo austriaco Raiffeisen Bank – la banca estera con la maggiore esposizione verso il Paese che ha invaso l’Ucraina – ha aumentato le sue attività in Russia di oltre il 40%, da 20,5 a 29,2 miliardi di dollari. Raiffeisen ha spiegato che sta cercando il modo per ritirarsi dal Paese e da marzo ha ridotto il suo patrimonio a 25,5 miliardi di dollari.
Le mosse delle banche cinesi fanno parte di un tentativo da parte della Russia di adottare lo yuan invece del dollaro o dell’euro come valuta di riserva.
«I prestiti delle banche cinesi alle banche e agli istituti di credito russi, in cui lo yuan prende il posto del dollaro e dell'euro, dimostrano che le sanzioni stanno facendo il loro lavoro», ha spiegato Andrii Onopriienko, vicedirettore dello sviluppo presso la Kyiv School of Economics, all’FT.
Gli scambi tra i due Paesi hanno raggiunto il record di 185 miliardi di dollari nel 2022. Prima dell’invasione dell’Ucraina, oltre il 60% dei pagamenti della Russia per le esportazioni veniva effettuato in quelle che le autorità ora chiamano “valute tossiche”, come il dollaro e l’euro, mentre lo yuan che rappresentava meno dell’1%.
Da allora, le “valute tossiche” sono scese a meno della metà dei pagamenti per l’esportazione, mentre lo yuan rappresenta il 16%, secondo i dati della Banca centrale russa.
Raiffeisen è una delle poche banche occidentali che ha mantenuto una presenza significativa in Russia, dopo che diversi altri istituti di credito esteri hanno ceduto le filiali lo scorso anno.
Nel complesso, la percentuale di attività bancarie russe detenute dalle banche estere si è ridotta dal 6,2% al 4,9% nei 14 mesi chiusi a marzo.
Le riforme introdotte dal Cremlino la scorsa estate hanno reso molto più difficile per le banche straniere vendere le filiali russe. Venerdì, il viceministro delle finanze russo Alexei Moiseev ha sottolineato la posizione ferma del governo di ostacolare le vendite delle banche estere.
Gli utili delle attività russe di Raiffeisen sono saliti del 9,6% a 867 milioni di euro nei primi sei mesi di quest’anno, con l’istituto di credito austriaco che ha aumentato le retribuzioni del personale con sede in Russia di 200 milioni di euro.
La Banca Centrale Europea sta alzando la pressione sugli istituti di credito, Raiffeisen inclusa, perché lasci la Russia. Il gruppo austriaco ha detto che sta cercando di trovare il modo di vendere o separare la propria attività russa, rispettando al tempo stesso le leggi e i regolamenti locali e internazionali. (riproduzione riservata)