Le 7 microcar a misura di città
Da mezzo per chi non ha l’età per la patente, in alternativa alle due ruote, le microcar si sono trasformate in best seller per la mobilità cittadina
Sembravano una stravaganza, qualcuno immaginava le microcar come veicoli destinati ai teenager per uso in caso di pioggia o con genitori timorosi, in alternativa alle due ruote. Oppure per servizi postali o piccole consegne nelle zone a traffico limitato.
Poi, anche se non rapidamente come i monopattini, si sono trasformati da giocattolo ricreativo a mezzo di trasporto individuale, i quadricicli sono apparsi in modo nuovo, scoprendo un potere di attrazione per diversi motivi.

Prima di tutto cambiando nome: lasciato quello burocratico di quadricicli, appunto, sono diventate microcar e, se prive di portiere ed elegantemente essenziali, hanno ripescato dagli anni 50 il termine spiaggina, che ricorda la 500 fatta realizzare dall’Avvocato nel 1958, mentre il solo altro esemplare fu per Aristotele Onassis.

Microcar e spiaggine, tutte a trazione elettrica, aprono un nuovo capitolo della mobilità urbana, attingendo alle esperienze di costruttori che hanno scelto vie differenti per interpretarle.

Da artigiani della Motor valley come Tazzari di Imola con un’intera gamma (primo a utilizzare le batterie al litio, dal 2009), ai marchi generalisti: tra i quali c’è chi ne ha creati espressamente per questi veicoli, come Renault con Mobilize.

O chi è nato con un’idea in testa, come Microlino della svizzera m-cro, che ha voluto ripartire dall’inizio, ricreando la primigenia Isetta: icona di stile, il cui successo permise di salvare il marchio Bmw.

L’antesignana delle microcar: Bmw Isetta
Bmw Isetta con piccolo motore motociclistico posteriore, fu prodotta dal 1955 su licenza dell’italiana Iso, ed esportata anche in Usa. Da simbolo di auto minima si è trasformata in oggetto di culto, ispirando con l’esclusivo accesso dall’unica porta anteriore, anche modelli attuali. (Riproduzione riservata)

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