Il taglio dei dazi Usa sulle importazioni cinesi dal 57% al 47% in cambio della promessa di reprimere il fentanyl compra una calma temporanea, con qualche apertura anche sugli scambi agricoli. Non è un reset strutturale. È solo un passaggio da una tregua di 90 giorni a un orizzonte annuale, per ora. E la reazione dei mercati azionari è stata tiepida, anche perché avevano già raggiunto livelli record in vista dell’incontro tra il presidente statunitense, Donald Trump, e il suo omologo cinese, Xi Jinping.
«Un’intesa che appare più come una tregua, non un vero cambiamento strutturale: un segnale di distensione, non una soluzione», sottolinea a Milano Finanza Simone Obrizzo, Portfolio Manager di AcomeA Sgr. Entrambe le nazioni hanno allentato la tensione, ma nessuna delle due è pronta a fare un passo indietro. E i semiconduttori restano il punto di pressione: «la Casa Bianca ha confermato che i chip Blackwell di fascia alta di Nvidia non facevano parte dei negoziati, quindi purtroppo il muro tecnologico resta in piedi», aggiunge Josh Gilbert, market analyst di eToro. Un duro colpo alle speranze del colosso Usa di mantenere la sua presenza nel mercato cinese dell’AI da 50 miliardi di dollari.
Qualche concessione c’è stata, in attesa del prossimo incontro ad aprile. Dopo che gli Stati Uniti hanno dimezzato al 10% i dazi legati ai farmaci precursori del fentanyl, la Cina ha accettato di sospendere per un anno i controlli sulle esportazioni sulle terre rare, elementi fondamentali per auto (soprattutto elettriche), aerei, dispositivi elettronici e armi (si veda la tabella sotto). La decisione riduce il rischio di scarsità e di aumento dei prezzi per aziende che usano le terre rare come componenti chiave. «Quindi, si può pensare a chi opera nei semiconduttori, come Stm e Technoprobe, nell'automotive, come Stellantis o nella difesa, come Leonardo», osserva Gianmarco Bonacina, Head of Research di Banca Akros.
In Europa, sostiene Annacarla Dellepiane, Head of Southern Europe di HANetf, si è messa in evidenza anche Asml, che beneficia di ogni segnale di distensione tra Stati Uniti e Cina: il settore dei semiconduttori è infatti il più sensibile alle politiche di export e alle restrizioni tecnologiche. Pure per Tesla la posta è alta: Shanghai è un asset decisivo e un contesto più sereno riduce il rischio operativo e l’altalena dei costi legati ai magneti dei motori, segnala Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. Sul fronte della domanda, un sentiment migliore può aiutare mix e volumi in Cina, ma la concorrenza locale ev resta agguerrita.
Nella difesa Obrizzo indica, oltre al colosso americano Lockheed Martin, anche la più piccola Teledyne Technologies che produce sistemi di visione per i settori aerospaziale e della difesa. La Cina rappresenta il secondo mercato per ricavi. La qualità del management e la capacità di restare ai vertici dell’innovazione tecnologica sostengono una visione positiva sul titolo. C’è inoltre Sopra Steria, azienda francese dei servizi digitali che annovera clienti esposti alla difesa: «volumi e margini dovrebbero sostenere il titolo dopo il ribasso recente», prevede Fabio Caldato, Portfolio Manager di AcomeA Sgr.
Meno tensioni su componenti legati alle terre rare e forniture di parti critiche rende più semplice pianificare i data center dei clienti di Nvidia. È un aiuto soprattutto al sentiment del settore e ai multipli. Il limite, però, è chiaro: «i divieti Usa sui chip più avanzati non spariscono. I numeri continueranno a dipendere dalla domanda globale ex-Cina, mentre guardiamo ordini degli hyperscaler, nuove Gpu e tenuta dei margini», sottolinea Diodovich. Al contempo per Apple un clima più disteso abbassa il rischio di ritorsioni commerciali in Cina e di intoppi per la catena produttiva.
Non cambia la strategia «China Plus One» (introdotta già nel 2017), ovvero continuare a spostare gradualmente parte della produzione in India e Vietnam. «Se tariffe e costi input si stabilizzano, i margini respirano. In parallelo, le condizioni macroeconomiche migliori potrebbero aiutare vendite di iphone e servizi», sostiene l’esperto di IG, citando anche Qualcomm che beneficia di una normalizzazione dei rapporti con i produttori cinesi con più visibilità su volumi e licenze, a maggior ragione se il ciclo delle vendite smartphone riparte davvero. La storia si gioca su 5G e prime funzioni AI on-device, con qualche coda positiva da PC e automotive.
Microsoft è un beneficiario indiretto: supply chain hardware più prevedibile e minore frizione commerciale aiutano gli investimenti cloud/AI dei clienti globali, con ricadute su Azure e sull’ecosistema. Il tema chiave rimane la disponibilità di hardware AI e il ritmo dei capex dei grandi clienti.
Amazon è doppiamente esposta: nel retail, meno barriere aiuta i venditori cinesi e stabilizza costi e logistica; nel cloud, una catena di fornitura data center più fluida è un plus per Aws. Se la domanda globale tiene, l’azienda può capitalizzare sia sul lato marketplace sia sui servizi alle imprese, secondo Diodovich. Un clima più costruttivo migliora programmazione e visibilità per pc e server, specie sulle linee non soggette a restrizioni di Intel. Il vero banco di prova, però, resta la roadmap data-center/AI e la credibilità della strategia foundry, in un contesto competitivo con Amd e Arm.
Dall’altro lato della medaglia (effetto negativo) ci sono i produttori di terre rare. MP Materials potrebbe soffrire se l’allentamento delle tensioni porta più offerta sul mercato: prezzi più bassi significano minor potere di prezzo per i player fuori dalla Cina. Scenario simile per Lynas Rare Earths: la base industriale Australia/Malesia è un punto di forza, ma alla fine dei conti, precisa Diodovich, la curva prezzi guida i margini. Per entrambe, occhio a eventuali contratti di lungo periodo.
Pechino ha anche accettato di acquistare 12 milioni di tonnellate di soia statunitense fino a gennaio e di acquistarne 25 milioni all'anno per i prossimi tre. I dazi di Trump avevano spinto la Cina a interrompere gli acquisti di soia dagli Stati Uniti a maggio, lasciando gli agricoltori di tutto il Paese con miliardi di raccolto invenduto. Ora aziende come le statunitensi Archer-Daniels-Midland Company, Bunge Global e Corteva, specializzate in semi e in tecnologie agricole, possono tirare un sospiro di sollievo.
I due leader hanno concordato di collaborare sul dossier ucraino, pur senza un impegno di Pechino a ridurre gli acquisti di petrolio russo, ma la Cina acquisterà petrolio e gas dagli Stati Uniti ed è pronta a partecipare a un nuovo gasdotto americano in costruzione in Alaska. Possono beneficiare di questa fetta dell’accordo, sicuramente le big oil americane come ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips. Ma con il Dragone che è il più grande importatore di gas naturale liquefatto, società europee come TotalEnergies, BP ed Eni possono guadagnare direttamente dai contratti. Mentre per quanto riguarda le infrastrutture: aziende come Kinder Morgan ConocoPhillips possono essere coinvolte nel progetto in Alaska.
Oltre alla regina dell’e-commerce, Amazon, se in Oriente per i pagamenti si utilizzano prevalentemente piattaforme locali, in Europa uno dei player più grossi è Adyen. Pur toccata più marginalmente dall’accordo, la società è al centro del settore pagamenti in Europa e potrà avvantaggiarsi dei maggiori volumi di interscambio tra il Vecchio Continente e Pechino, spiega Giorgio Vintani, consulente finanziario indipendente. E Moncler, il polo del lusso italiano, si avvantaggerà sicuramente sia dell’accordo sia della decisione del presidente Xi di far aumentare i consumi interni. È ancora presto per dire se questa intesa aprirà una nuova Via della Seta tra l’Italia e la Cina, ma il buongiorno si vede dal mattino.
(riproduzione riservata)