Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, non ha usato mezzi termini durante la sua presentazione al Consiglio della Federazione, il Senato russo, dove ha tenuto un discorso per chiedere la riconferma della sua carica. Lavrov ha spiegato come la Russia sia disponibile a un confronto bellico se i Paesi occidentali lo desiderano. «È un loro diritto, se vogliono essere sul campo di battaglia, saranno sul campo di battaglia», ha affermato Lavrov, come riportato dall'agenzia Ria Novosti.
Le sue parole giungono in un contesto di crescente tensione, in attesa della prossima conferenza di pace che si terrà in Svizzera a giugno. Lavrov ha criticato l'atteggiamento dei Paesi occidentali, accusandoli di trattare la Russia come «un cattivo scolaro». «Ma non potete parlare a nessuno così, specialmente a noi», ha rimarcato. Il ministro degli Esteri russo ha equiparato il comportamento dei Paesi occidentali alla figura di un consiglio di insegnanti che giudica un cattivo alunno senza coinvolgerlo nelle decisioni. Mosca, non invitata alla conferenza svizzera, ha espresso il proprio dissenso riguardo a questa procedura.
Nel frattempo, le forze armate russe hanno abbattuto otto droni ucraini nella regione di Kursk e altri nella regione di Belgorod. Questi episodi contribuiscono a palesare la crescente escalation delle ostilità tra le due nazioni confinanti. Da parte sua l’Ucraina ha preso di mira un terminale petrolifero e una sottostazione elettrica nelle regioni russe di Belgorod e Lipetsk, non lontano dal confine ucraino. L'operazione, condotta dai servizi speciali ucraini con l'utilizzo di droni d'attacco, ha provocato diversi danni, aggiungendo ulteriori fiamme a un conflitto già infuocato.
Dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, l'Europa e i suoi alleati hanno cercato di ridurre i ricavi russi provenienti da combustibili fossili, senza aumentare i costi energetici interni. Una delle ultime proposte prevede di vietare l'uso dei porti dell'Ue per la ri-esportazione del gas naturale liquefatto (gnl) russo, una mossa significativa considerando che l'anno scorso l'Ue ha importato complessivamente 14,4 milioni di tonnellate di ngl russo, con 2 milioni di tonnellate trasbordate.
Se il divieto entrasse in vigore, significherebbe che questi volumi aggiuntivi restino nell'Ue, dove il gnl russo ha già una quota del 13% delle importazioni totali. Ma le sanzioni potrebbero anche aumentare le tensioni contrattuali e logistiche per le aziende europee coinvolte nel trasbordo di gnl, con contratti in corso fino al 2038 e al 2041. A questo si aggiunge il fatto che potrebbero esserci ripercussioni politiche e commerciali se la Russia dovesse reindirizzare le sue esportazioni di gnl verso l'Asia, specialmente se il trasporto attraverso la rotta del Mare del Nord o il trasbordo a Murmansk dipendesse dalle condizioni del ghiaccio, ritardando le forniture asiatiche fino alla seconda metà di quest’anno. (riproduzione riservata)