Il mercato del lavoro italiano chiude il 2025 con segnali positivi, anche se con qualche nodo ancora da sciogliere. Prosegue, sebbene quasi dimezzata rispetto allo scorso anno, la crescita del numero di occupati (+185 mila, +0,8%), la cui stima si attesta a 24 milioni 117 mila unità. Mentre il tasso di occupazione sale al 62,5% (+0,3 punti percentuali in un anno), il valore più alto dal 2004, e quello di disoccupazione scende al 6,1%, sui valori minimi toccati nel 2007. Questa la fotografia scattata dall’Istat sul mercato del lavoro nel quarto trimestre 2025 e nella media annua.
«Questi numeri confermano che la direzione intrapresa è quella giusta» ha commentato la premier Giorgia Meloni in un post su X, pur nella consapevolezza che «la strada da percorrere è ancora lunga e che resta molto da fare per rafforzare la crescita, migliorare la qualità dell'occupazione e creare sempre più opportunità».
Dietro l’aumento annuo ci sono buone notizie, ma anche alcuni gap da colmare. L’aumento dell’occupazione continua a concentrarsi sui dipendenti a tempo indeterminato (+304 mila, +1,9% in un anno) e sugli autonomi (+99 mila, +2%) a fronte della riduzione dei dipendenti a termine (-218 mila, -7,9%).
Poi nel nel corso del 2025, il tasso di occupazione è cresciuto di più tra gli stranieri (+0,6 punti rispetto a +0,3 punti per gli italiani), per i quali è anche più marcata la riduzione del tasso di disoccupazione (-1,1 punti, -0,3 punti per gli italiani).
A livello territoriale, il Mezzogiorno presenta l’incremento maggiore del tasso di occupazione (+0,7 punti rispetto a +0,1 del Centro e del Nord) e la riduzione più decisa di quello di disoccupazione (-0,8 punti rispetto a -0,3 nel Centro e -0,2 nel Nord). Pur rimanendo ampi i divari territoriali, segnala l’Istat, nella media del 2025 la distanza si riduce di 0,6 punti sia tra il tasso di occupazione del Nord (69,8%) e quello del Mezzogiorno (50,0%), sia quella tra tassi di disoccupazione (11,1% nel Mezzogiorno e 3,8% nel Nord).
Allo stesso modo, se tra le donne è più marcato l’aumento del tasso di occupazione (+0,5 punti rispetto a +0,2 degli uomini) e il calo di quello di disoccupazione (-0,6 punti rispetto a -0,2 degli uomini), i divari di genere rimangono comunque molto elevati, in particolare per il tasso di occupazione (da 17,8 a 17,4 punti a sfavore delle donne).
Resta inoltre una profonda asimmetria generazionale: il tasso di occupazione degli over 50 guadagna 1,8 punti percentuali, mentre quello degli under 34 perde un punto, toccando il 43,9%. Tra i giovanissimi di 15-24 anni il calo è ancora più netto: –1,8 punti. Per questa fascia d’età si tratta del quinto trimestre consecutivo di flessione, un segnale strutturale che va ben oltre la stagionalità. In parallelo cresce il tasso di inattività giovanile: +1,3 punti tra i 15-34enni nella media annua. (riproduzione riservata)