Lamborghini fa il pieno di profitti e punta a salvare il motore a scoppio dal bando europeo nel 2035. La casa di Sant'Agata bolognese ha registrato nel primo semestre un risultato operativo di 425 milioni (+70%), superiore rispetto alla somma ottenuta nell'intero 2021. Merito dell'aumento dei volumi, ma soprattutto dell'elevata richiesta di personalizzazione da parte dei clienti e dell'apprezzamento del dollaro rispetto all'euro. Gli Stati Uniti si confermano infatti il primo mercato (1.521 unità) per la controllata di Volkswagen, seguiti da Cina (Mainland China-Hong Kong e Macao) (576), Germania (468), Regno Unito (440) e Medio Oriente (282). Nel complesso, fra gennaio e giugno Lamborghini ha consegnato 5090 vetture, per il 61% suv Urus. Il fatturato è così salito del 30,6% a 1,3 miliardi e il ceo Stephan Winkelmann è fiducioso che la crescita possa proseguire nei prossimi mesi. «Abbiamo un portafoglio ordini molto solido che copre 18 mesi di produzione», spiega il manager. «Come tutti abbiamo incontrato qualche difficoltà nell'approvvigionamento di chip, ma la casa madre Volkswagen ci ha dato precedenza nelle forniture in ragione dei nostri volumi ridotti e dell'elevata marginalità».
Nel primo semestre Lamborghini è stato il marchio più profittevole per il colosso tedesco (con un margine del 31,9% sui ricavi), staccando di netto Bentley (23,3%) e Porsche (20%). A differenza di quest'ultima, però, la casa di Sant'Agata bolognese pare destinata a rimanere lontana dalla borsa. «Al momento non è previsto alcun piano di quotazione dell'azienda», puntualizza Winkelmann. «Siamo totalmente concentrati sul nostro percorso di decarbonizzazione che prevede entro il 2025 il dimezzamento delle emissioni di Co2». Il piano di Lamborghini fa perno sull'affiancamento delle motorizzazioni ibride plug-in a quelle tradizionali, per poi arrivare gradualmente al lancio della prima vettura 100% elettrica. Il bando approvato dall'Ue per benzina e diesel, ibridi compresi, riguarderà però a partire dal 2036 anche le case di nicchia e potrebbe quindi costringere Lamborghini a rivedere o accelerare i progetti sull'elettrico.
Winkelmann ritiene tuttavia che la scadenza sia ancora lontana e che resti ancora qualche anno per stabilire la strategia definitiva. Nel frattempo, le cose potrebbero cambiare anche a Bruxelles. «Credo che di qui al 2036 ci saranno verifiche sulla possibilità di mantenere su strada auto con motore a scoppio e ci si interrogherà sull'opportunità di prevedere soglie di emissioni omologate a livello globale per agevolare aziende attive in tutto il mondo», prevede il numero uno di Lamborghini. «Sulle supersportive, in particolare, auspicheremmo di poter continuare con motori ibridi e dopo il 2030 con la benzina sintetica». Quanto alla digitalizzazione, infine, Winkelmann ritiene che la guida autonoma possa essere una soluzione per auto a lunga percorrenza come il suv Urus, mentre per le supercar occorre preservare il piacere e l'esperienza di guida nelle mani del pilota. (riproduzione riservata)