L’obiettivo numero uno di molti esponenti del consiglio Bce in questa fase è contrastare l’attesa dei mercati di una prossima riduzione dei tassi della banca centrale. Ieri anche la presidente Christine Lagarde ha rinnovato il messaggio in un incontro al ministero delle Finanze tedesco sull’inflazione degli anni Venti in Germania, accanto al ministro Christian Lindner: «Dobbiamo rimanere concentrati sul ritorno dell’inflazione all’obiettivo e non affrettarci a trarre conclusioni premature sulla base di sviluppi a breve termine». L’inflazione nell’Eurozona a ottobre è scesa al 2,9%, un livello che è meno di un terzo di quello di un anno prima (10,6%).
Il carovita sta scendendo oltre le attese e l’economia è ferma da cinque trimestri, con significativi rischi di recessione. Ma Lagarde anche ieri si è soffermata di più sui rischi al rialzo sui prezzi, pur ammettendo che non ci sono segnali in questa direzione né dai salari né dalle aspettative: «Dovremo rimanere attenti fino a quando non avremo prove certe che esistono le condizioni per un ritorno sostenibile dell’inflazione verso l’obiettivo».
Lagarde ha anche sottolineato che i tassi saranno fissati a livelli «sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario». Inoltre, ha rilevato, «abbiamo subordinato le decisioni future ai dati in arrivo, il che significa che potremo intervenire nuovamente se dovessimo riscontrare rischi crescenti di mancato raggiungimento dell’obiettivo di inflazione». La presidente Bce così non solo non ha parlato di tagli (che nei giorni scorsi aveva escluso per «due trimestri») ma ha evocato un possibile nuovo rialzo, nel caso l’inflazione tornasse a salire oltre le previsioni (che comunque indicano un rialzo temporaneo nei prossimi mesi per effetti base sull’energia).
Per quanto la Bce si sforzi di escludere tagli dei tassi, i mercati vanno in direzione opposta: gli operatori temono l’economia più dell’inflazione e vedono una prima sforbiciata ad aprile e una seconda a luglio.
Un’importante incognita riguarda l’effetto sul credito della stretta varata dalla Bce dal 2022 che si farà sentire soprattutto a fine anno e nel prossimo. Lagarde ha detto che c’è «qualche incertezza su quanto forte sarà la restrizione», ma non ha menzionato la possibilità di un impatto in grado di spingere l’inflazione e l’economia più in basso del previsto. «Non è tempo di iniziare a cantare vittoria», ha sottolineato Lagarde. I falchi continuano a parlare di «ultimo miglio» difficile nella lotta all’inflazione, sebbene questa linea non sia condivisa da alcuni economisti: Isabel Schnabel, membro tedesco del board Bce, ha ribadito ieri che il processo di disinflazione rallenterà.
Lindner nel frattempo ha rafforzato le posizioni rigoriste dopo le recenti sconfitte elettorali e la bocciatura della Corte Costituzionale tedesca sul «freno del debito». Il ministro delle Finanze ieri si è detto «molto preoccupato per la sostenibilità del debito di alcuni Paesi» e ha aggiunto di avere «dubbi sulla capacità di alcuni Stati di assorbire le risorse del Next Gen Eu». La Germania invece ridefinirà gli investimenti dopo la sentenza della Corte Costituzionale e avrà misure «più restrittive», ha detto Lindner. Lagarde ha invitato «Germania e Francia» a fare passi avanti sul Patto di Stabilità. L’Eurozona rischia di restare in una trappola di politiche fiscali e monetarie troppo severe e dannose per l’economia. (riproduzione riservata)