La Vigilanza Bce mette in guardia le banche sui rischi legati all’outsourcing di attività critiche, come quelle sul cloud. «L’outsourcing è in aumento e la metà dei contratti riguarda funzioni importanti», ha osservato la Bce. «Allo stesso tempo circa il 10% di questi contratti non è conforme alle normative. Le banche devono quindi intensificare gli sforzi per gestire i rischi» secondo i supervisori.
Il numero di contratti di outsourcing è aumentato «notevolmente» negli ultimi anni, secondo quanto rilevato dalla Bce. Oltre il 30% del budget totale per i servizi esterni delle banche vigilate è concentrato su dieci fornitori, la maggior parte dei quali ha sede al di fuori dell’Ue, principalmente negli Stati Uniti.
Quasi tutti gli istituti esternalizzano alcuni servizi informatici, ma il fenomeno riguarda anche altre funzioni cruciali. Più di 80 banche significative danno in outsourcing servizi amministrativi e di pagamento critici e più della metà delle banche esternalizza alcuni servizi di credito e investimento. Tra i contratti nelle funzioni critiche, il 20% non potrebbe essere reintegrato nelle banche in caso di problemi e il 5% non potrebbe essere sostituito da altri fornitori.
L’ubicazione dei Paesi fornitori può essere «un altro fattore di rischio per le banche» secondo la Bce. Oltre 70 istituti significativi utilizzano servizi critici forniti da Paesi non-Ue: circa il 22% dei servizi di rilievo esternalizzati è offerto da Stati non europei, prevalentemente da Regno Unito e Stati Uniti, ma anche da Svizzera e India.
La Vigilanza ha inoltre evidenziato «il crescente interesse delle banche per i servizi nel cloud» che rappresentanto il 15% dei contratti totali in outsourcing. Quasi tutti gli istituti più importanti utilizzano servizi cloud e la maggior parte dei fornitori ha sede fuori dall’Ue. «Alla luce delle norme relativamente severe dell’Ue in materia di protezione dei dati, occorre notare che il 70% dei contratti di outsourcing prevede il trattamento di dati personali e che più di 70 banche importanti esternalizzano tali funzioni critiche a fornitori esterni all’Ue, come Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera», ha rilevato la Bce.
Secondo la Vigilanza oltre il 10% dei contratti che coprono funzioni critiche non sono conformi alle normative vigenti in Europa. Inoltre, negli ultimi tre anni il 20% di questi contratti non conformi non è stato valutato in termini di rischio e il 60% non è stato sottoposto a revisione. «Questo è un chiaro segnale del fatto che le banche interessate non tengono sufficientemente conto dei rischi di outsourcing», ha sottolineato la Vigilanza che seguirà la materia anche in futuro.
Oltre alla supervisione le banche saranno soggette a partire da gennaio 2025 al Digital Operational Resilience Act (Dora) che imporrà più requisiti sulla sorveglianza dei fornitori critici di servizi informatici. La Bce ha evidenziato ieri anche le lacune delle banche sulla comunicazione dei dati Esg e ha precisato che da marzo valuterà le competenze del top management su pericoli informatici e di sicurezza.
Intanto Claudia Buch, presidente della Vigilanza Bce, è tornata ad evidenziare i rischi di credito per le banche: «La qualità degli asset sta iniziando a deteriorarsi. Fino alla fine del 2022, abbiamo avuto 32 trimestri quasi ininterrotti di calo degli npl. Ma questa tendenza si è poi invertita».
Il volume di npl è in lieve aumento tuttavia gli accantonamenti su credito sono rimasti «relativamente bassi e stabili», ha aggiunto Buch. «Ciò suggerisce che potrebbe esserci un disallineamento tra i rischi emergenti e le valutazioni del rischio delle banche».
Gli istituti, secondo la presidente della Vigilanza, dovrebbero essere «prudenti» su pianificazione del capitale e gestione del rischio di credito, con particolare attenzione a «portafogli immobiliari e a imprese esposte alla transizione energetica e alle vulnerabilità delle catene di fornitura globali». (riproduzione riservata)