Quest’estate la volatilità sui mercati si è stabilizzata. A evidenziarlo è Goldman Sachs, che aveva già pronosticato per i mesi estivi uno scenario di volumi contenuti e di livelli di crescita sostenuti. Ma la diffusione della variante delta del Coronavirus e lo scenario macroeconomico ancora troppo debole hanno fatto cambiare idea agli analisti sul permanere di un contesto di bassa volatilità. Il mercato ribassista a causa della pandemia, che verrà ricordato per l’eccezionalità del successivo rimbalzo, ha comportato una notevole instabilità sull’azionariato con il Vix che ha raggiunto il livello di 82,7 punti, un valore mai visto prima. Dopodiché la volatilità ha fatto dietro front tornando in linea con i precedenti picchi di poco superiori a 45 punti. Anche se con un percorso di riadattamento più accidentato e con pochi rimbalzi di breve durata, i mercati si sono poi ristabilizzati. Basti pensare che la volatilità dell'S&P 500 è stata dell'11% nell’ultimo semestre, ovvero cinque punti percentuali in meno rispetto a quella di lungo periodo e di poco superiore all’8% dell’estate appena conclusa.
“Un mercato con bassa volatilità unito a forti rendimenti azionari ha permesso di raggiungere le migliori performance dal secondo dopo guerra”, segnala Goldman Sachs. Qualora il contesto macro dovesse essere favorevole, non dovrebbero sorprendere periodi prolungati di volatilità contenuta: “tali regimi sono generalmente risk on e carry-friendly, con rendimenti rettificati per il rischio superiori alla media”, spiegano gli esperti della banca d’affari, precisando inoltre che in questo periodo “le valutazioni sono cresciute sia lato equity sia lato credito, mentre i rendimenti obbligazionari sono rimasti invariati”. E proprio le azioni che in regimi di bassi volumi sono sotto-investite, poi vedono subito schizzare i prezzi.
Storicamente lunghi periodi di volatilità sono stati registrati prima degli anni ’70 supportati da una bassa instabilità macroeconomica o dalla bolla tecnologica, mentre nei successivi vent’anni il trend si è capovolto. Poi la crisi finanziaria globale ha reso di nuovo il contesto fortemente instabile. Negli scorsi mesi estivi a mantenere bassa la volatilità del mercato è stato il forte rimbalzo economico dovuto alla riapertura delle economie, alle aspettative di una politica monetaria accomodante e al sostegno fiscale. Tuttavia, “con il contesto macro che rimane ancora negativo per via della variante Delta, la probabilità di un regime di bassi volumi si sta riducendo”, avverte Goldman Sachs. “Le valutazioni azionarie elevate possono essere un limite per la corsa dei rendimenti e possono aumentare i rischi di ritiro dal mercato”, aggiungono. Tuttavia gli esperti riconoscono che negli ultimi mesi l’instabilità del mercato è stata contenuta nonostante i dati economici peggiori delle attese, molto probabilmente perché gli investitori stanno guardando all’allentamento delle misure restrittive a livello nazionale. Ma restano due scheletri nell’armadio: la paura di un rallentamento dei sostegni fiscali da parte delle autorità centrali e il ricorso al tapering da parte delle Banche centrali. Goldman Sachs si dice favorevole al rischio nell’asset allocation con una valutazione overweight (sovrappesare) su azioni e materie prime, neutral sul credito e underweight (sottopesare) sulle obbligazioni, con l’aggiunta di un’esposizione pro-ciclica solo a partire dal quarto trimestre di quest’anno. Resta tuttavia il timore che i mercati vengano strappati al nuovo regime di bassa volatilità in caso di un peggioramento del contesto macro nel breve termine, di una forte crescita o di uno shock dei tassi, sebbene ciò non implichi automaticamente un regime di forte instabilità. (riproudzione riservata)