skin track
Sleep tourism, quando la vacanza da sogno è sognare in vacanza
Class Leggi dopo

Sleep tourism, quando la vacanza da sogno è sognare in vacanza

di Cristina Lantone
08 luglio 2026, 08:00

Class

Per i viaggiatori esausti l’obiettivo del soggiorno in un hotel è prima di tutto dormire. Così l’ospitalità si adegua offrendo servizi e comfort su misura, dal menù dei cuscini ai corsi di respirazione

Si chiama hurkle-durkle. Il termine scozzese, nato nel XIX sec., ha sempre indicato l’indolenza mattutina che tutti, o quasi, conoscono bene. Oggi, però, non è più solo sinonimo dell’irrefrenabile voglia di «poltrire a letto». Grazie ai social che l’hanno rispolverata, questa parola è, ora, espressione di un nuovo desiderio proibito, la meta perfetta per ogni globetrotter moderno: lasciarsi andare al riposo più profondo e accogliente, senza sensi di colpa o ansia da frenesia quotidiana. E soprattutto non più nel proprio letto. Il report globale di Hilton ha rivelato che più del 50% dei viaggiatori dichiara di dormire meglio in hotel che a casa propria. È, a tutti gli effetti, l’era dello Sleep Tourism, tendenza in crescita anche sul piano economico. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale del settore vale 84,6 mld di dollari e potrebbe raggiungere i 265,8 mld entro il 2034.

Hilton Singapore
Hilton Singapore

L’epidemia di insonnia e il lusso del riposo

Le scelte degli sleep-seeker non stupiscono del tutto. L’Associazione italiana di medicina del sonno (Aims) segnala che 13,4 milioni di italiani soffrono di insonnia, un numero raddoppiato dopo la pandemia. Gli italiani dormono in media 6,4 ore a notte, sotto le 7 consigliate, mentre stress e iperconnessione fanno perdere ogni anno l’equivalente di 44 notti di sonno. Dormire bene è diventato un lusso da coltivare anche in viaggio.

Ma cosa rende davvero una struttura sleep-friendly? «Innanzitutto la posizione: natura, silenzio, vista sul verde, profumi del bosco», spiega Simona Cortopassi, content creator e giornalista esperta di sonno, founder di TheGoodNighter. «Molti hotel eliminano il wi-fi notturno per favorire il digital detox». Centrale anche il sistema letto: menu dei cuscini, piumini separati, scelta tra lino e cotone, aromaterapia al cirmolo o lavanda, tisane rilassanti e attenzione all’isolamento acustico. «Dormire bene coinvolge tutti i cinque sensi».

Hilton SingaporeEquinox Hotel, New York
Equinox Hotel, New York

Riposare bene è un obiettivo

Il nuovo viaggiatore, però, non cerca soltanto relax ma un’esperienza educativa. «Il sonno non è un processo passivo: se sei stanco fisicamente ma la mente è ancora accesa, non dormirai», continua Cortopassi. «Il buon sonno si prepara fin dalla colazione. Per questo molti retreat integrano meditazione guidata, mindfulness e tecniche di respirazione, come la 4-7-8 o la respirazione quadrata, utili per abbassare la frequenza cardiaca e gestire i risvegli notturni. Sono strumenti che impari in vacanza e poi ti porti a casa».

?

Hilton SingaporeEquinox Hotel, New YorkNaviva Four Seasons a Punta Mita (Messico)
Naviva Four Seasons a Punta Mita (Messico)

Il nemico in tasca: tecnologia e cattive abitudini

La tecnologia, invece, gioca spesso contro. «Negli ultimi dieci anni abbiamo perso circa un’ora e mezza di sonno a notte», osserva Cortopassi. «Lo smartphone rompe la sincronia del nostro orologio biologico con la luce blu e ci tiene costantemente attivi. Non a caso la Generazione Z è tra le più colpite dall’insonnia perché dorme con il telefono acceso e riceve notifiche continue». Dietro il boom dello sleep tourism non c’è quindi solo marketing. «L’igiene del sonno dipende moltissimo dalle abitudini e dall’ambiente», sottolinea Cortopassi. «Anche
la temperatura è fondamentale: la stanza ideale dovrebbe essere tra i 17 e i 19 gradi». Accorgimenti semplici che gli hotel stanno trasformando in servizi premium.

?

La risposta dell’hotellerie

Le grandi catene internazionali investono sempre di più nel settore. «Hilton vuole essere un catalizzatore di benessere a partire dal sonno», ha dichiarato Amanda Al-Masri, vicepresidente globale wellness di Hilton. La catena punta su materassi in memory foam, camere insonorizzate, funzioni «power down» e sleep retreat dedicati. Qualche esempio? The Sleep Concierge: un programma terapeutico di ipnoterapia guidata da abbinare a un menù esclusivo, perché anche il cibo ha un ruolo nel garantire un sonno profondo. Mandarin Oriental Hong Kong propone, invece, rituali serali, aromaterapia e suite progettate per il relax. «Il ritmo della tecnologia è solo aumentato, così come la richiesta di confini più sani», ha dichiarato Andrea Lomas-Gong, vicepresidente delle Operazioni Spa e Benessere del Mandarin Oriental. «L’equilibrio digitale è stato centrale nel nostro lavoro fin dall’inizio, guidando la creazione di trattamenti, rituali e consigli».

A New York, Equinox Hotel ha costruito il concetto di «performance sleep» con camere completamente oscurabili, isolamento acustico e regolazione termica calibrata sul sonno profondo. La versione più estrema dello sleep tourism? Si trova naturalmente nei resort ultra-lusso. Le strutture Four Seasons combinano yoga, trattamenti ayurvedici e monitoraggio del sonno, mentre Six Senses Vana di Dehradun (India) lavora sul recupero psicofisico attraverso meditazione, detox digitale e medicina tradizionale. Anche all'Engel Ayurpura (Val d'Ega), primo
boutique-hotel ayurvedico dell'Alto Adige, viene promossa l'integrazione sinergica fra la scienza ipnica e i protocolli millenari dell'Ayurveda. L'obiettivo? Resettare l'organismo e attivare processi di purificazione e rigenerazione.

La totale immersione nella natura facilitano sicuramente il relax profondo. Ma lo scenario da sogno non è l’unico alleato di un buon sonno. Lo sanno bene allo You&Me Maldives (The Cocoon Collection) che combina sessioni di meditazione al tramonto e tecniche di respirazione.

Hilton SingaporeEquinox Hotel, New YorkNaviva Four Seasons a Punta Mita (Messico)Bawe Island (The Cocoon Collection)
Bawe Island (The Cocoon Collection)

Chi è lo sleep-seeker

Ma chi sceglie davvero queste vacanze? Spesso clienti altospendenti o persone vicine al burnout», conclude Cortopassi. «I più giovani che pure soffrono d’insonnia, raramente scelgono una vacanza interamente dedicata al retreat». In fondo, il vero lusso contemporaneo sembra essere diventato proprio questo: riuscire a spegnere il rumore di fondo, per dormirci su. © riproduzione riservata



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news