La ripresa sta svanendo in Germania e in Francia, sulla scia del calo della fiducia delle imprese. La Bce potrebbe essere obbligata così ad abbassare le stime di crescita nell’Eurozona a settembre, quando è atteso il secondo taglio dei tassi dopo quello di giugno.
Ieri anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha parlato di ulteriore riduzione dei tassi, sebbene in modo cauto: «Se i dati rimarranno invariati nei prossimi dodici mesi, potrebbe esserci la possibilità di ridurre ulteriormente i tassi».
I falchi del board Bce potrebbero ammorbidirsi a fronte di dati deludenti sul pil. Gli economisti prevedono un terzo taglio a dicembre e nuove riduzioni di circa l’1-1,25% l’anno prossimo.
L’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche è sceso a 87 a luglio, rispetto a 88,6 di giugno e alle attese degli economisti che prevedevano un aumento a quota 88,9. È stato così raggiunto il livello più basso da febbraio. «Lo scetticismo riguardo ai prossimi mesi è aumentato considerevolmente», ha detto il presidente dell’Ifo Clemens Fuest. «L’economia tedesca è bloccata nella crisi».
La flessione della fiducia, secondo gli economisti, è dovuta alla maggiore incertezza politica in Francia e Usa, alla minore domanda estera (in particolare da Cina e Stati Uniti), alla politica fiscale restrittiva (a causa del cosiddetto «freno del debito» in Germania) e ai tassi di interesse ancora alti. «Maggiori tagli della Bce sarebbero un sostegno per manifattura e costruzioni», ha osservato Fuest.
L’indice Ifo di luglio «aumenta le prove di una forte battuta d’arresto della fiducia», secondo Citi. «La Bce presterà probabilmente maggiore attenzione ai dati prospettici (forward-looking), molto preoccupanti, nelle prossime settimane e nella riunione di settembre. Il deterioramento delle prospettive di crescita suggerisce significativi rischi al ribasso per le proiezioni Bce e potrebbe aumentare la pressione sul consiglio direttivo per un taglio dei tassi maggiore e più rapido».
Per Capital Economics «il forte calo dell’Ifo, che segue un’analoga flessione dell’indice Pmi composito, aumenta l’impressione che il rimbalzo dell’economia tedesca di inizio anno si sia già esaurito. La crescita del pil sarà molto debole, nella migliore delle ipotesi, nella seconda metà dell’anno».
Hsbc ha aggiunto: «A maggio molti si chiedevano se i campionati europei di calcio in Germania avrebbero potuto rilanciare l’economia. Due mesi dopo, il verdetto è chiaro: non è stato così. A luglio la fiducia delle imprese tedesche ha deluso per il terzo mese consecutivo, sollevando la preoccupazione che i germogli di ripresa stiano appassendo».
La recente debolezza degli indicatori economici «mette in forte dubbio la significativa ripresa che molti economisti si aspettano per la seconda metà dell’anno», ha rilevato Commerzbank che prevede «solo una ripresa anemica».
Dopo cinque trimestri di stagnazione, il pil dell’Eurozona è aumentato dello 0,3% nel primo trimestre 2024. Questo dato aveva portato ottimismo. Ma ora le prospettive sono differenti. La presidente Bce Christine Lagarde ha detto che probabilmente nel secondo trimestre la crescita sarà inferiore al primo, quindi potrebbe tornare vicino allo zero. Inoltre i rischi sul pil sono «orientati al ribasso» secondo la Bce. La debolezza della manifattura europea potrebbe pesare prima o poi sull’occupazione, che finora ha resistito.
La produzione industriale nell’Eurozona è scesa a maggio dello 0,6% rispetto ad aprile e del 2,9% rispetto all’anno precedente. I dati per Paese hanno mostrato un aumento mensile in Italia (+0,5%, ma con un -3,3% annuo), mentre c’è stato un calo in Germania (-2,5% mensile a maggio, -6,7% annuo) e Francia (-2,1% mensile, -3,1% annuo).
L’indice francese sulla fiducia delle imprese è sceso a 94 a luglio, dal 99 di giugno, toccando il livello più basso da più di tre anni anche per l’incertezza politica. Ora è difficile un recupero dell’economia francese nonostante le Olimpiadi.
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