Un mito si aggira per l’Europa. È una narrazione sacra con la quale si argomenta la neutralità di mercato delle banche centrali. Ma in cosa e come le banche centrali deviano da questo principio? Scendendo nel dettaglio, ciò accade nel momento in cui esse allocano risorse tra varie tipologie di asset, sia tra quelli pubblici che privati, quando investono in diversi settori economici in termini di emissione minima e di scadenza di strumenti finanziari, nella valutazione del rischio di credito della tipologia di strumenti finanziari da comprare e vendere e anche in base agli indici di mercato su cui investono.
Inoltre, i meccanismi di trasmissione delle banche centrali non sono neutrali perché agiscono direttamente sulle condizioni di finanziamento delle imprese, le operazioni di rifinanziamento che introducono liquidità attraverso l’acquisto di attività finanziarie producono differenti impatti su differenti segmenti dell’economia pregiudicando la neutralità. In aggiunta, l’allocazione delle risorse tra il settore pubblico e privato, dove le banche centrali generalmente comprano e vendono obbligazioni sovrane sono scelte non neutrali, nello scegliere gli asset di società quotate esse creano uno svantaggio per le piccole e medie imprese che utilizzano principalmente prestiti bancari.
A seconda della banca centrale, esiste discrezionalità nella scelta di tipologie di asset e veicoli di investimento, la neutralità di mercato implica l’acquisto di attività in tutta l’economia mentre escludono alcune azioni e obbligazioni emessi dal settore finanziario. Inoltre, le banche centrali valutano il rischio di credito come criterio chiave per decidere se un’obbligazione è idonea o meno all’acquisto.
Le autorità monetarie deviano quindi da una posizione neutrale nella inclusione o esclusione di attività finanziarie da detenere favorendo migliori condizioni di finanziamento sul mercato finanziario rispetto ad altre imprese. E lo stesso avviene nella decisione sull’ammontare dell’allocazione che ha una significativa implicazione non neutrale sul mercato. Le banche sostengono che il loro intervento è allineato con l’allocazione prevalente sul mercato nascondendosi dietro un dito. Un caso emblematico è la revisione del principio di neutralità del mercato di fronte al cambiamento climatico, essendo i rischi climatici prezzati nei mercati finanziari se le banche centrali non ne danno contezza aumentano l’esposizione al rischio dei loro bilanci.
Gli enti di autorità monetaria, attraverso le operazioni di mercato aperto hanno da sempre influenzato il tasso di interesse nell’economia anche se, a partire dalla grande crisi del 2008-2009, le stesse hanno introdotto nuovi strumenti per determinare il tasso di interesse agendo con ampie riserve e sugli interessi delle riserve in bilancio, tanto che esse sono ora considerate un tratto costitutivo del sistema finanziario. Vi è la necessità di un dibattito trasparente sulle scelte di queste istituzioni e sui fallimenti di mercato, sussiste il bisogno di ulteriore chiarificazione e di azioni che conducano verso l’adozione di un dual interest rate (un tasso di interesse più basso di quello di mercato) per il finanziamento degli investimenti green.
L’esperienza della Banca del Giappone rimane a mio avviso centrale: essa ha iniziato a fornire finanziamenti a tasso zero alle banche per il sostegno a progetti di investimento sulle energie rinnovabili. In conclusione, la soluzione che propongo è che le banche centrali potrebbero usare tassi di rifinanziamento negativi verso le banche partner consentendo a esse di offrire linee di credito a tasso zero alle imprese, riducendo il ricorso a carbon tax e sussidi imprenditoriali per il passaggio dall’utilizzo di tecnologie sporche a quelle pulite come sostenuto dagli economisti in voga.
In questo contesto le argomentazioni contrarie della Bce verso un dual interest rate sono di natura politica e non economica, dimenticando come con il quantitative easing sia stata già data la possibilità di accedere a tassi minori di quelli di mercato per alcune tipologie di attività. (riproduzione riservata)
*Università di Palermo
e Sda Bocconi