L’ultima operazione, quella dei cereali di WK Kellogg, ha fatto molto rumore: 3,1 miliardi per rilevare alcuni dei prodotti più conosciuti negli Stati Uniti. Un’acquisizione che lui stesso – Giovanni Ferrero, presidente esecutivo dell’omonimo gruppo Ferrero – ha definito «una pietra miliare», perché va a cambiare la geografia e il peso degli Stati Uniti, che pur già ora è mercato rilevantissimo (si veda il Contrarian).
Ma anche perché, stando alle cifre rese note o ipotizzate da rumors, si tratta dell’acquisizione più pesante di quella campagna acquisti portata avanti dal 2015 a oggi. Un cambio di strategia netto se confrontato al periodo dal 1946 – quando ad Alba il capostipite della famiglia, Pietro, avviò la storia di Ferrero – al 2015, anno in cui Michele, figlio di Pietro, morì lasciando a Giovanni le redini del gruppo dopo aver reso la Ferrero un colosso mondiale, puntando sempre sulla crescita organica.
Il cambio di passo è arrivato in modo immediato, come era intuibile dalla dichiarazione d’intenti di Giovanni Ferrero all’Expo di Milano del 2015 sulla futura direzione che avrebbe intrapreso il gruppo. Anzi, forse sarebbe meglio dire la galassia Ferrero, visto che accanto alla «tradizionale» Ferrero International negli anni è stata sviluppata la Cth Invest, controllata sempre dall’imprenditore ma formalmente non legata a Ferrero International e che è stata protagonista di gran parte delle acquisizioni.
Nel 2015 è arrivata la prima storica operazione, quella dei cioccolati Thorntons, seguita da Eurobase International (produzione di gomma base, 2015), Delacre (biscotti, 2016), Fannie May (cioccolato, 2017), Ferrara Candy (dolci e caramelle, 2017). Nel 2018 un’altra grande operazione, quella sul business dolciario di Nestlé da 2,8 miliardi di dollari. E poi ancora il business dei biscotti, snack alla frutta e gelati di Kellogg (2019), Ice Cream Factory Comaker (gelati, 2019) e Kelsen Group (biscotti, 2019).
Nel nuovo decennio il ritmo è rimasto costante: i biscotti Fox’s (2020), Eat Natural (healthy snack, 2020), Burton’s biscuit company (2021), le barrette Fulfil (2022) e Well Enterprises (gelati, 2022). Infine Freesystem (frozen bakery, 2023), Dori Alimentos (dolci e snack, 2023), Jelly Belly Candy Company (caramelle gommose, 2023) e Michel et Augustin (biscotti, 2024). Operazioni che hanno espanso non solo le dimensioni della galassia Ferrero fino a un giro d’affari complessivo, comprendendo anche Cth, di oltre 21 miliardi di fatturato a fine agosto 2024, ma anche la geografia e i rami di business.
Dell’ultima operazione su WK Kellogg, invece, si è detto praticamente tutto nelle poche ore passate tra lo scoop del Wall Street Journal e il lancio dell’opa a 23 dollari per azione, con il titolo che è volato allineandosi immediatamente al prezzo proposto da Ferrero. Il gruppo italiano ha già ottenuto il via libera dal management e l’impegno della fondazione W. K. Kellogg e della famiglia Gund ad aderire all’offerta con il loro 21,7% delle azioni, quindi la strada sembra spianata.
Tuttavia qualche dettaglio aggiuntivo si può rintracciare nel prospetto depositato alla Sec, la Consob americana. Il closing è atteso nella seconda metà del 2025, ma ci sono due date limite entro cui formalmente va effettuato: 10 gennaio 2026 o, in alternativa, 10 luglio 2026 nel caso servisse tempo aggiuntivo per ottenere il via libera dall’antitrust o altre autorizzazioni regolamentari.
All’interno del prospetto si rintracciano anche due penali: una da 105 milioni a favore di Kellogg nel caso in cui Ferrero non procedesse al closing e una da 73,5 milioni a favore di Ferrero nel caso in cui Kellogg si tirasse indietro, ad esempio per un’offerta terza superiore. (riproduzione riservata)