L’industria dei semiconduttori ha risentito negativamente nel 2022 dell’aumento dei tassi di interesse. I rialzi di Fed e Bce hanno spinto al ribasso il mercato azionario e soprattutto i titoli tecnologici. Nel 2023, invece, il settore è partito nel migliore dei modi (+3,7%). “Taiwan ha appena approvato una legge che consentirà alle aziende locali di semiconduttori di ottenere crediti d'imposta fino al 25% della loro spesa in ricerca e sviluppo. È un tentativo di accrescere la competitività nel settore delle proprie aziende nei confronti di quelle americane ed europee”, spiega Simone Di Biase, head of relationship management di BG Saxo, che parla di guerra dei semiconduttori tra Cina e Stati Uniti: “Una situazione che potenzialmente finirà per essere positiva per gli azionisti. Come Bg Saxo rileviamo che nel nostro paniere tematico dedicato ai semiconduttori i titoli che registrano le migliori performance sono Samsung Electronics, ASML, Intel, Micron Technology e STMicroelectronics”.
Lo Us Chips Act è la più grande politica industriale dalla seconda guerra mondiale e apre la strada alla creazione di una catena di fornitura interna di semiconduttori. Come? “Attraverso crediti d’imposta forniti alle società di chip straniere a patto di non fare affari con le aziende cinesi sui chip più avanzati - rivela Di Biase -. Anche l’Europa sta costruendo le sue catene di fornitura di semiconduttori. Si tratta di controllare gli strumenti chiave nelle attrezzature militari e tutte le altre applicazioni importanti in una società moderna, dai computer, agli smartphone, alle automobili e così via”. Al centro di questo conflitto c’è Taiwan, Paese chiave nella catena di fornitura globale di semiconduttori. La Cina mira a integrare Taipei, un rischio molto alto per Stati Uniti ed Europa perché renderebbe Pechino un competitor strategico. Da qui nasce l’esigenza di nuove leggi come il Us Chips Act. “Taiwan avverte la pressione e, come detto, ha approvato crediti d’imposta fino al 25% per le aziende locali di semiconduttori nelle spese in ricerca e sviluppo, così da farle rimanere competitive e compensare le mosse occidentali. Questa legge, alla fine, accrescerà i guadagni delle società di semiconduttori taiwanesi. E con sempre maggiori investimenti in tutto il mondo nel settore, a giovarne saranno gli azionisti a lungo termine”.
A proposito di guadagni, Taiwan Semiconductor Manufacturing ha battuto il consenso sui profitti, non sui ricavi. L’utile diluito per azione per i tre mesi fino al 31 dicembre è stato di 11,41 dollari taiwanesi (1,82 dollari), in crescita rispetto ai 6,41 dollari taiwanesi del 2021 e superiore alle aspettative degli analisti che si aspettavano una lettura di 11,12 dollari taiwanesi. Il fatturato, invece, è risultato leggermente inferiore alle previsioni: è aumentato del 27% a 19,9 miliardi di dollari, mancando il consenso degli analisti di quasi 1 miliardo di dollari. Nel quarto trimestre, le spedizioni di 5 nanometri hanno rappresentato il 32% dei ricavi totali dei wafer, mentre quelle di 7 nanometri hanno costituito il 22%. Le tecnologie avanzate, definite come tecnologie a 7 nanometri e più avanzate, hanno rappresentato il 54% delle entrate totali dei wafer. (riproduzione riservata)