Sarà pubblicata domani una sentenza della Corte Costituzionale tedesca che potrebbe cambiare la capacità fiscale della Germania. In caso di decisione contraria al governo, Berlino rischia (oltre alla pessima figura) di dover ridurre la spesa programmata, come conseguenza dell’uso avventato di veicoli fuori bilancio nel quale è nascosto parte del debito tedesco. In caso positivo invece potrebbe aumentare lo spazio di manovra del governo, con il rischio però di danni al mercato unico europeo, soprattutto in tema di energia.
La Germania è nota per il rigore dei conti pubblici in Europa. All’interno del Paese sono valide norme ancora più stringenti, quelle costituzionali del cosiddetto “freno sul debito”, che impediscono un deficit federale strutturale oltre lo 0,35% del pil (0% per i Länder). Nel triennio 2020-2022 il freno del debito è stato sospeso per il Covid e per la crisi energetica. Nel 2023 è tornato però in vigore. Ma il governo potrebbe aver superato il limite nazionale. La Corte Costituzionale si esprimerà su questo punto. I giudici decideranno se è valida una legge del 2022 che ha permesso retroattivamente di computare le autorizzazioni al debito fuori bilancio nell’anno in cui sono concesse, non più nell’anno in cui sono effettivamente spese.
Sfruttando questa possibilità, il governo ha spostato 60 miliardi già autorizzati (ma non spesi) per un fondo pandemico a un altro fondo più strutturale (chiamato Ktf) finalizzato agli investimenti sul clima dei prossimi anni. In questo modo la Germania ha alzato l’indebitamento nel 2021, quando la regola sul freno del debito era stata sospesa, invece che nel 2024 quando gran parte delle risorse saranno effettivamente utilizzate. Anche altri Paesi (come l’Italia per il Superbonus) puntano ad attribuire quote di deficit agli anni passati, quando le regole fiscali (in Europa quelle del Patto di Stabilità) erano congelate.
La questione in Germania si potrebbe allargare anche agli altri veicoli fuori bilancio, nei quali ci sono circa 400 miliardi di euro non utilizzati (su 590 concessi). Quello più al sicuro è il fondo per la difesa (100 miliardi) perché ha già ricevuto un’eccezione costituzionale. Ma resta da capire cosa accadrà per esempio dei 170 miliardi non utilizzati del fondo per l’energia (su 200 totali) o dei 94 miliardi (su 150) del fondo per il coronavirus. Una sentenza favorevole libererebbe ingente capacità di spesa, anche se potrebbe causare problemi per il mercato Ue e per la Bce: per Citi la coalizione potrebbe spendere fino a 100 miliardi in più (pari al 2,5% del pil) restando sotto il 3% di deficit secondo le regole Ue (il disavanzo è atteso al momento al 2% nel 2024 e all’1,5% nel 2025).
Gli analisti ritengono più probabile una decisione contro il governo di Olaf Scholz: in questo caso, secondo Berenberg, Berlino dovrebbe tagliare spese per 40 miliardi nel 2024 se la Corte non concederà tempo per rimettersi in regola con il freno del debito (come accaduto in passato per il Lander dell’Assia). Il governo potrebbe cavarsela riducendo gli investimenti o spostandoli alla Kfw, la Cdp tedesca. Sono attese comunque restrizioni all’uso dei veicoli fuori bilancio e maggiore controllo parlamentare. Il governo di Berlino potrebbe sperimentare sulla propria pelle l’effetto di regole fiscali troppo stringenti. (riproduzione riservata)