Berlino non difende Parigi in vista delle elezioni francesi, al contrario minaccia uno scontro legale riguardo all’eventuale uso dello scudo anti-spread della Bce (Tpi o Transmission Protection Instrument) in caso di tensioni sui mercati dopo il voto. «Un forte intervento della Bce solleverebbe domande dal punto di vista economico e costituzionale», ha detto ieri il ministro delle Finanze Christian Lindner a una conferenza a Monaco.
Lindner ha aggiunto che il Tpi «è finora esistito soltanto come comunicato stampa» e che l’impiego dello scudo «metterebbe alla prova il ministro delle Finanze tedesco che dovrebbe verificare se lo strumento sia in linea con i trattati». La Francia «rischia la tragedia» se aumenterà il debito, ha detto.
La Germania è da sempre contraria agli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, ma le parole di Lindner risentono anche della difficoltà del governo tedesco, uscito dalle elezioni europee male quasi quanto quello francese. Il ministro delle Finanze vuole rassicurare i cittadini tedeschi sull’austerità nei confronti di un eventuale sostegno Bce ad altri Paesi. Ma i politici in Germania, nonostante le esperienze di crisi degli ultimi anni, sembrano dimenticare il rischio principale: più si chiude all’uso di difese Bce, più si rende probabile il loro impiego.
Ieri lo spread tra titoli francesi e tedeschi decennali è aumentato di 4 punti base a quota 76, a un passo dal massimo di 77 toccato dopo l’annuncio di elezioni da parte del presidente francese Emmanuel Macron. In precedenza lo spread Oat-Bund viaggiava attorno a quota 47. Il divario tra Btp e Bund è salito ieri di 5 punti base a 158.
In passato dalla Germania sono stati presentati ricorsi contro gli acquisti di titoli di Stato della Bce, ma la Corte di Giustizia Ue ha sempre difeso le operazioni. Anche la Corte costituzionale tedesca ha approvato il Quantitative Easing di Mario Draghi, pur con alcune condizioni.
Il Tpi è stato varato dalla Bce nel luglio 2022, con l’obiettivo di garantire la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’Eurozona all’inizio di una fase di rialzo dei tassi che poneva rischi di turbolenze sui mercati. La presenza dello scudo (sebbene non sia mai stato attivato) ha contribuito a evitare scossoni durante la più forte stretta monetaria della storia dell’euro. I dubbi di alcuni osservatori sono legati all’incertezza di una prima concreta applicazione dello strumento.
Uno dei criteri considerati per l’avvio del Tpi è l’assenza di una procedura per deficit eccessivo, come quella in cui è appena entrata la Francia. Ma si tratta di un «input», non di una condizione vincolante. La decisione finale è presa dal consiglio direttivo Bce sulla base di una valutazione complessiva. Lindner ha aperto a una possibile contestazione da parte della Germania.
Gli acquisti di titoli del Tpi, potenzialmente illimitati, non devono essere legati a fattori specifici nazionali. Servirà probabilmente un giudizio sui programmi fiscali francesi dopo le elezioni. In ogni caso appare quasi impossibile che Francoforte resti ferma in caso di una forte crisi di sfiducia in Francia.
Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha sottolineato il 26 giugno riguardo ai rischi politici e geopolitici all’orizzonte: «Le banche centrali devono essere preparate ad affrontare le conseguenze di shock se e quando si materializzeranno», garantendo «prontezza nell’utilizzare l’intera gamma di strumenti a disposizione per aggiustare l’orientamento monetario e proteggere la trasmissione della politica monetaria».
La presidente Bce Christine Lagarde ha detto che Francoforte è «attenta» agli sviluppi di mercato, ma al momento non ci sono movimenti «disordinati». L’Europa intanto rischia la paralisi politica, mentre secondo la Bce tra il 2025 e il 2031 serviranno investimenti per 5.400 miliardi, di cui 1.300 nel settore pubblico. (riproduzione riservata)