Inizia il ciclo di tagli Fed: secondo le attese dei banchieri centrali Usa, proseguiranno anche nel 2025 (per 100 punti base) e nel 2026 (per ulteriori 50). La manovra è stata varata nell’ultima riunione prima delle elezioni presidenziali di novembre. I tassi erano fermi da luglio 2023 al livello massimo da 23 anni
La Fed taglia i tassi dello 0,5%, portandoli nella forchetta 4,75-5%. Le riduzioni, secondo le attese mediane dei banchieri centrali Usa, proseguiranno anche nel 2025 (per 100 punti base) e nel 2026 (per ulteriori 50). Secondo quanto emerge dal «dot plot», i tassi scenderanno così al 4,4% nel 2024 (invece che al 5,1% indicato a giugno), al 3,4% nel 2025 e al 2,9% nel 2026.
Nelle proiezioni economiche la Fed ha ridotto la stima di crescita per quest’anno (dal 2,1 al 2%) e ha alzato quella sul tasso di disoccupazione (dal 4 al 4,4%), come conseguenza del deterioramento del mercato del lavoro. L’inflazione negli Stati Uniti è attesa al 2,3% quest’anno (dal 2,6% indicato a giugno) e al 2,1% l’anno prossimo (da 2,3%).
La Fed ha acquisito «maggiore fiducia nel fatto che l’inflazione si stia muovendo in modo sostenibile verso il 2%» e ritiene che «i rischi per il raggiungimento degli obiettivi di occupazione e inflazione siano più o meno in equilibrio».
Il presidente della Fed Jerome Powell ha precisato che il taglio di 50 punti base non costituisce «il nuovo ritmo» dell’allentamento. Il banchiere centrale al contrario ha confermato che le decisioni saranno prese «riunione per riunione» e che la Fed è pronta ad accelerare, frenare o mettere in pausa i tagli, in base ai dati economici.
Powell ha aggiunto che è iniziata la «ricalibrazione» della politica monetaria con l’obiettivo di preservare la forza dell’economia Usa. Nel frattempo, ha aggiunto, proseguirà la discesa dell’inflazione anche per effetto di tassi che restano restrittivi.
La banca centrale Usa ha alzato i tassi undici volte tra marzo 2022 e luglio 2023. Da allora i fed funds erano rimasti invariati al livello più alto degli ultimi 23 anni. Negli Stati Uniti l’inflazione ha raggiunto un picco del 9,1% (secondo il Consumer Price Index) nel giugno 2022, ma è tornata al 2,5% ad agosto.
Finora la Fed è riuscita a ridurre il carovita senza causare una recessione. L’economia americana ha resistito bene, meglio di quella europea, anche grazie a un forte stimolo del governo. Ma gli ultimi dati hanno mostrato una crescente debolezza del mercato del lavoro.
Proprio l’evoluzione dei posti di lavoro ha spaventato i mercati a inizio agosto. I timori di un crollo verticale dell’economia si sono in seguito ridimensionati, ma il presidente Fed Jerome Powell vuole evitare di veder svanire il soft landing.
Le questioni monetarie si sono intrecciate poi con quelle politiche. La riunione di oggi è stata l’ultima prima delle elezioni presidenziali di novembre. Donald Trump ha invitato a lungo la Fed a non tagliare i tassi, reclamando anche il potere dell’amministrazione Usa di intervenire nelle decisioni della banca centrale.
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