Ancora una volta gli occhi degli investitori sono puntati sulle banche centrali. Dopo la pausa sui tagli della Banca Centrale Europa a inizio luglio, ora si attende il meeting di politica monetaria della Federal Reserve, iniziato martedì, in chiusura per mercoledì 31 luglio. Nonostante sia ampiamente previsto che la banca centrale Usa non taglierà i tassi di interesse, le attese riguardano le considerazioni del presidente Jerome Powell in merito alla strada che la politica monetaria seguirà nei prossimi mesi.
Secondo gli esperti di Pictet, la Fed prenderà atto degli ulteriori progressi fatti sul fronte dell’inflazione e accennerà a un taglio dei tassi a settembre. La svolta verso una politica monetaria meno restrittiva sarebbe motivata dalla maggiore fiducia nel fatto che la strategia adottata dalla Fed dal 2021 ad oggi abbia effettivamente ridotto i rischi al rialzo sul fronte del carovita.
I money manager sottolineano inoltre che potrebbe esserci un’altra ragione che spingerebbe la banca centrale a parlare di una svolta a settembre: il costo degli interessi maturati sul debito pubblico degli Stati Uniti è esploso. I livelli di debito sono elevati, così come lo sono i tassi d’interesse. Se si considerano i due aspetti, si ottiene una spesa per interessi che sta per diventare la seconda categoria di spesa pubblica dopo la previdenza sociale, e prima della difesa e dell’assicurazione sanitaria federale.
Gli ultimi dati sulla inflazione (calata al 3% oltre le attese a giugno), la contrazione del mercato del lavoro e l’approccio di gestione del rischio, con il tentativo di favorire il soft landing, sono poi tutti elementi che, secondo Pictet, suggeriscono un inizio del ciclo di allentamento a settembre, ma resta poco probabile che Powell indichi con decisione un taglio ai Fed Funds a settembre. Il presidente potrebbe infatti usare l’appuntamento di Jackson Hole a fine agosto per mandare un segnale più chiaro a mercati e investitori.
Al momento gli analisti si aspettano due tagli dei tassi di 25 punti base, rispettivamente a settembre e a dicembre. I mercati ne prevedono di più, circa tre per quest’anno. «Concordiamo con la direzione del rischio, dato il rallentamento dell'inflazione e soprattutto la contrazione del mercato del lavoro. Tuttavia, fino a quando non vedremo un maggiore deterioramento della domanda di lavoro e un aumento dei licenziamenti (e non una semplice normalizzazione), continueremo ad aspettarci il mantenimento di un ritmo trimestrale dei tagli», concludono da Pictet. (riproduzione riservata)