La Federal Reserve lascia i tassi invariati per la terza riunione consecutiva nella forchetta 5,25-5,5%, il livello più alto degli ultimi 22 anni. Ma i membri della banca centrale hanno evidenziato l’attesa mediana di tre tagli, cioè di 75 punti base, nel 2024, aprendo la strada alla svolta (il cosiddetto pivot) della Fed. Se si realizzerà questa previsione i tassi scenderanno nella forchetta 4,5-4,75% (invece del 5-5,25% indicato a settembre). Nel 2025 invece arriverebbero al 3,5-3,75%.
Il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato che è «una buona notizia» il calo dell’inflazione che però «resta alta». In tal senso, ha aggiunto, «è prematuro dichiarare vittoria» sul carovita e «ci sarà bisogno di osservare ulteriori progressi» considerando l’incertezza dell’economia.
Ma «probabilmente i tassi sono al picco o vicini al picco», ha detto Powell, confermando le discussioni in corso tra i membri della Fed sulla tempistica dei tagli. Il presidente della banca centrale ha comunque precisato che la possibilità di un rialzo «non è del tutto esclusa» se ci saranno evoluzioni inattese dell’economia. Al momento, ha detto Powell, «ci sono poche basi» per prevedere una recessione dell’economia americana, ma «c’è sempre una possibilità» che si verifichi l’anno prossimo.
Dopo le comunicazioni della Fed gli indici di Wall Street mostravano un rialzo di circa l’1% a un’ora dalla chiusura. I tassi dei titoli di Stato a dieci anni indicavano un calo di 15 punti base (al 4,05%), quelli a due anni di 24 punti base (al 4,49%).
Nelle proiezioni economiche pubblicate ieri la Fed ha tagliato le stime di inflazione per quest’anno (al 2,8%, dal 3,3% di settembre) e per il prossimo (2,4%, da 2,5%). Anche il dato core, al netto di cibo ed energia, è stato abbassato per il 2023 al 3,2% (dal 3,7%). Nello stesso tempo la banca centrale si aspetta ora una crescita del pil del 2,6% quest’anno, superiore rispetto al 2,1% indicato in precedenza. L’anno prossimo la crescita calerà invece all’1,4%.
L’ultimo rialzo della Fed è stato a luglio. Da allora la banca centrale americana ha preferito muoversi con cautela per valutare l’impatto delle strette sull’economia. Nel frattempo gli analisti si sono focalizzati sulla riduzione dei tassi. Le previsioni di tagli continuano a essere ben oltre quelle della Fed. Ieri i mercati stimavano una prima sforbiciata dei tassi a marzo, con quasi sei tagli complessivi l’anno prossimo.
L’attenzione si sposta ora sulla Bce. Anche Francoforte lascerà invariati i tassi mentre potrebbero esserci novità sul piano pandemico Pepp (si veda MF-Milano Finanza del 12 dicembre). L’Eurozona si deve confrontare con un’economia molto più debole di quella americana: la produzione industriale, secondo i dati Eurostat, è scesa dello 0,7% nell’area euro a ottobre, un calo oltre le attese che avvicina le prospettive di recessione. (riproduzione riservata)