La Fed dimezza l’aumento dei requisiti di Basilea 3 per le banche americane, mentre la Bce si prepara al taglio dei tassi. Michael Barr, vicepresidente per la supervisione della banca centrale Usa, ha detto ieri che ci saranno «ampie e rilevanti modifiche» alla proposta iniziale e che ci sarà «un migliore bilanciamento» tra costi e benefici della normativa. Per le banche Usa è una vittoria significativa.
I gruppi maggiori (G-Sib) avranno un aumento medio dei requisiti di capitale del 9%, invece del 19% indicato in precedenza, anche per effetto di sconti patrimoniali su rischi operativi e mutui. Per le banche più piccole l’incremento sarà ancora inferiore (3-4%), legato soltanto al riconoscimento nel capitale di guadagni e perdite non realizzate, sulla scia di quanto accaduto nella crisi di Silicon Valley Bank (Svb). Per il resto, tuttavia, le banche con asset tra 100 e 250 miliardi di dollari non saranno soggette alle nuove norme più stringenti.
Il testo aggiornato di Basilea «Endgame» della Fed sarà pubblicato probabilmente questo mese. Non è detto che sarà la versione definitiva. Donald Trump, in caso di vittoria alle elezioni presidenziali, potrebbe ulteriormente ridurre i requisiti per le banche. La Fed intanto sta lavorando anche a modifiche agli stress test.
In Europa così potrebbero tornare a farsi sentire le voci di chi chiede un’applicazione omogenea delle regole bancarie a livello internazionale. L’Ue ha rinviato al 2026 la parte sui rischi di mercato delle regole di Basilea 3+ proprio con l’obiettivo di non essere svantaggiata rispetto agli Usa.
La Bce intanto taglierà il 12 settembre con ogni probabilità i tassi sui depositi che così scenderanno dal 3,75% al 3,5%. Gli occhi degli investitori sono puntati soprattutto sulla comunicazione della presidente Christine Lagarde sulla mossa di ottobre. Il consiglio direttivo dovrebbe ribadire la «dipendenza dai dati» senza escludere nessuna opzione. Lagarde potrebbe però mostrare un orientamento commentando lo scenario economico.
I mercati danno per certo il taglio di settembre e quello di dicembre, mentre gli operatori valutano al 40% la probabilità di una mossa analoga anche nella riunione intermedia di ottobre. La maggioranza degli economisti punta su altri due tagli quest’anno ma alcuni hanno evidenziato il rischio di dover accelerare le sforbiciate a causa della debolezza dell’economia e di una forte riduzione dei tassi della Fed (che potrebbe tagliare di 50 punti base già il 18 settembre).
La Bce presenterà il 12 settembre le nuove proiezioni economiche: gli analisti si attendono un taglio delle previsioni sulla crescita. Secondo alcuni ci potrebbe essere anche un aumento delle stime sull’inflazione core, quella cioè al netto di energia e cibo.
L’aumento del pil nell’Eurozona nel secondo trimestre è stato dello 0,2%, inferiore alle attese Bce dello 0,4%. Negli ultimi giorni gli indici anticipatori sulla fiducia di imprese e consumatori hanno mostrato uno scenario economico difficile, soprattutto in Germania. Il credito ha frenato a luglio.
I falchi del board vogliono però rallentare il ritmo dei tagli a causa dell’aumento dei salari (sebbene in calo nel secondo trimestre) e dei servizi. L’inflazione nell’Eurozona è scesa al 2,2% ad agosto, vicina al target del 2%, anche se potrebbe risalire nei prossimi mesi per effetti base.
Un’altra novità in arrivo riguarda il corridoio sui tassi. Come annunciato a marzo nell’ambito del nuovo framework operativo, dal 18 settembre la Bce ridurrà da 50 a 15 punti base lo spread tra il tasso «principale» Bce (Mro, oggi al 4,25%) e quello sui depositi (Dfr, oggi al 3,75%) che è diventato e resterà quello decisivo per effetto dell’aumento della liquidità dopo la crisi finanziaria del 2007. Se ci sarà un taglio di 25 punti base del Dfr, il tasso Mro scenderà così di 60 punti base al 3,65%.
La riduzione dello spread ha l’obiettivo di contenere la possibile oscillazione dei tassi di mercato e di incentivare le banche a utilizzare i rifinanziamenti Bce (al tasso Mro). Nell’immediato, tuttavia, non cambierà nulla vista l’abbondante liquidità ancora in circolazione. I tassi overnight di mercato resteranno vicini a quello sui depositi.
La liquidità però è già calata molto rispetto al picco e continuerà a ridursi nei prossimi mesi: se la Bce vorrà mantenere i tassi overnight ancorati a quello sui depositi dovrà garantire un «portafoglio strutturale» significativo di titoli, in particolare di bond sovrani (un punto che preoccupa la Germania). La decisione sull’esatta composizione del portafoglio è stata rimandata dalla Bce. (riproduzione riservata)